ENTE ACCREDITATO MIUR     AFFILIATO CNA
VERSIONE ACCESSIBILE
Home > Letture > Pubblicazioni > Trento 2006

Trento 2006

TRENTO 2006

All’incontro di Trento, in apertura dei lavori, il maestro Bernardino Streito ha parlato di alcuni aspetti della pratica corale, nel coro amatoriale (titolo della relazione "La pratica vocale come luogo di musicoterapia"). L’utilizzo del linguaggio matematico per spiegare la relazione interpersonale che nasce nei coristi ci ha allontanati dalla musicoterapia.

Nell’intervento successivo, affidato al dottor Gerardo Manarolo ("La voce delle emozioni: l’espressività vocale fra svelamento e inganno"). Sono emersi dei tentativi per accostare una visione organicistica dell’uomo con la fenomenologia. È possibile accostare la visione meccanicistica dell’uomo con quella umanistica? Non è stato possibile porre questo interrogativo perché non è stato previsto il dibattito.

A me è stato affidato il tema "La voce nel bambino sordo". Da decenni ho subito le stroncature, i commenti ironici, a tratti le derisioni provenienti da una incredulità comprensibile, almeno nelle fasi iniziali. La litania, per anni ed anni, è stata la stessa: "Non è scientifico". Le dimostrazioni reali attraverso documenti videoregistrati non avevano valore. Il giorno 18 novembre, a Trento, la voce dei bambini sordi è stata ascoltata. Il pubblico, trascinato dall’esuberanza dei bambini sordi (videoregistrazioni), ha applaudito con slancio. Le videoregistrazioni riguardavano alcuni bambini sordi in età compresa fra uno e diciassette anni. Ora sono studenti liceali che stupiscono i loro insegnanti per la padronanza della lingua, la sicurezza nello studio, le capacità di apprendimento in ogni disciplina. La più grande, ora ventunenne, parla tre lingue.

La voce può scaturire chiara, espressiva, modulata anche nelle persone sorde. Attraverso la risonanza corporea (posti sopra alla cassa armonica del pianoforte a coda) e l’improvvisazione clinica al pianoforte (dialogare attraverso la musica) i bambini sordi percepiscono le onde sonore. Riescono così a trovare l’equilibrio fra la percezione acustica (ricevere in tutto il corpo) e l’amplificazione proveniente dagli apparecchi acustici. La musica che si vibra dentro di loro è il gioco vitale per cantare, per sviluppare la memoria sonora che favorisce il farsi delle parole, la conoscenza dell’ordine dei numeri, attraverso la bellezza del canto e l’armonicità del movimento. Tutto avviene in modo naturale e spontaneo.
Volutamente ho scelto i bambini le cui immagini sono pubblicate nei testi: G. Cremaschi Trovesi – Mira Verdina "L’incanto della Parola" e "Dal Suono al Segno" (con prefazione di Carlo Sini), ed. Junior, BG 2000. Questi, con altri bambini (faccio riferimento ai problemi nella relazione che incontrano molti bambini sordi, a bambini con diagnosi di autismo, cerebrolesi ecc.), mi hanno aperto la strada della musicoterapia umanistica.
I principi su cui è fondata la musicoterapia umanistica sono validi per l’essere umano, in generale.
Per potersi servire del suono occorre saper manipolare i suoni, ossia mettere le mani su una tastiera (il termine tastiera riguarda gli strumenti a corda in generale) con la consapevolezza dei ritmi e degli intervalli melodici ed armonici. Occorre saper trasformare in creazione musicale un gesto apparentemente banale, un respiro, uno sguardo, perfino un movimento di stizza o un rifiuto. Non ci saranno mai gesti uguali. Per questo la creatività dell’improvvisazione clinica al pianoforte è l’asse portante della musicoterapia umanistica. La musica parla al profondo della persona.

La voce di Louis Amstrong si rivelerebbe difficile da spiegare attraverso la fisiologia vocale: questa l’opinione espressa dal dottor Postacchini nella sua relazione dal titolo "Classificazione universale delle tecniche vocali". Ascoltando con attenzione posso sentire la risata dell’amico Giovanni Maria. La voce di Amstrong è un dato sensorialmente basato, ossia inconfutabile. A questo punto conviene ascoltarla senza pensare ad altro, senza andare per forza alla ricerca di una giustificazione "scientifica".

Gli interventi dedicati alla funzionalità della voce (Gabriella Greco "Il metodo funzionale della voce: un percorso orientato alla sensorialità"), ed all’applicazione di esercizi, di schemi sulla suddivisone del corpo in zone di risonanza (Silvana Noschese "La pratica vocale nella formazione della persona" psicofonia di Marie Louise Aucher) non hanno parlato della possibile applicazione ed efficacia in musicoterapia.
Roberto Bolelli ha presentato la sua esperienza personale nella relazione intitolata "Rantolo, dunque canto: la voce umana fra estetica e musicoterapia". Ci ha descritto i momenti difficili della sua infanzia. afflitto da crisi respiratorie asmatiche. Ascoltare e produrre un filo di voce che si intensificava sempre di più lo ha aiutato a superare le crisi, ad ascoltare se stesso, a padroneggiare il suo respiro, a vivere.
Rita Meschini e Consuelo Petrini si sono preoccupate di essere scientifiche nel proporre il canto a pazienti in coma ("La voce che incontra il silenzio in pazienti in stato vegetativo"). La tesi in psicologia di Consuelo Petrini ha riportato i dati statistici sulle risposte dei pazienti per i quali Rita Meschini cantava. Le due conduttrici della ricerca non ci hanno offerto dati certi perché, nel reparto dove lavoravano, la voce umana era per lo più disturbata dai rumori del reparto (campanelli, segnali delle varie macchine ecc.).
Il tempo "tiranno" non ha permesso ad Antonella Grusovin di esporre il suo lavoro ("La voce è"). Il suo spazio è stato riservato agli iscritti nel laboratorio del pomeriggio.

Che cosa posso dire alla fine della mattinata? Quali principi sono stati dimostrati sul valore della musicoterapia? A questo punto posso parlare soltanto per me stessa. In musicoterapia conta quello che sai FARE. I lucidi, gli schemi, le spiegazioni teoriche vengono dopo. La MUSICA è musica.
I SUONI formano le PAROLE.
Le PAROLE NON spiegano i SUONI.
Possiamo ricercare i giochi fra i suoni (ritmi, melodie, armonie) analizzando una partitura. Senza la partitura diremmo delle frasi astratte. Nella musicoterapia umanistica la partitura è la PERSONA con la quale il professionista si pone in relazione. Senza questa relazione, senza il dialogare attraverso i suoni non ci può essere la musicoterapia.

Un grazie a tutti gli organizzatori e in particolare a Maria, Elena e Giordano.

Giulia Cremaschi Trovesi