La supervisione musicoterapica è focalizzata sui problemi del paziente, sulla loro decodifica e interpretazione in chiave evolutiva, e sul corretto utilizzo delle tecniche musicoterapiche.
La supervisione psicologica è focalizzata sulle eventuali difficoltà personali che il musicoterapeuta porta in seduta, ed è diretta al loro superamento, utilizzando prevalentemente gli strumenti che gli allievi hanno appreso nella loro formazione. Costituisce così un’ulteriore occasione di crescita personale, oltrechè professionale.
Attualmente i supervisori storici della F.I.M. sono:
la fondatrice della "Pedagogia musicale e Musicoterapia umanistica" Giulia Cremaschi, musicoterapeuta;
il fondatore del modello "Dialogo Sonoro" e della "PNL Umanistica Integrata" Mauro Scardovelli, Psicologo Psicoterapeuta e Musicoterapeuta;
la fondatrice insieme a Giulia Cremaschi del modello "Relazione Circolare" Simona Colpani, Psicopedagogista Psicomotricista e coterapeuta.
Gli ambiti che vengono tenuti in considerazione sono congrui con i criteri della preparazione professionale e della formazione. Questi ambiti si suddividono in cinque aspetti principali: Aspetto educativo, corporeo, culturale, professionale, personale (60 ore di supervisione per il musicoterapista più il tirocinio di altre 60 ore). Per il musicoterapeuta 70 ore di supervisione. Il totale complessivo delle ore di supervisione è pari a 190 ore.
Aspetto educativo (umano)
Far emergere le doti che sono insite in ogni professionista perché possa metterle in atto superando le barriere dei preconcetti e dei pregiudizi.
Il prefisso "pre" indica "prima". Questo significa determinare qualcosa che accada. Questo "prima" impedisce di vivere il presente.
L’appoggiarsi a tecniche, pratiche, schemi di riferimento, come unica possibilità di azione, non permette di vivere il presente nella realtà. Si rischia di cadere nella propria visione del mondo come unica visione possibile.
Questo è prevedibile in un professionista in formazione.
Il supervisore accompagna il professionista all’interno di se stesso nel rispetto dell’altro. Le qualità che vanno incoraggiate, pertanto, saranno l’apertura, la creatività, la ricettività, la curiosità e soprattutto l’atteggiamento di ricerca. Perché queste qualità emergano e vengano sviluppate è necessario un adeguato percorso formativo ed una adeguata supervisione. Se desideriamo facilitare la crescita e l’evoluzione di altri esseri umani in difficoltà, sarà bene che provvediamo a facilitare prima noi stessi ed i terapeuti in supervisione (congruenza). Anche nella supervisione, quindi, l’attenzione sarà focalizzata nel dare supporto (base sicura, assenza di giudizio, trasparenza..) perché avvenga un processo di consapevolezza.
Le soluzioni musicali, ossia l’improvvisare al pianoforte in vari modi possibili, implica una profonda attenzione alla corporeità.
Aspetto inerente la corporeità
È compito del musicoterapeuta leggere la Partitura Vivente che sta davanti a lui.
Il nostro corpo, a cominciare dal nostro volto (sguardo, fronte ecc.) è come una Partitura Vivente sulla quale sono scritte ben precise note musicali che possiamo chiamare "impronte” del carattere" (E.Stein).
Imparare a leggere la corporeità dell’altro (empatia) presuppone la conoscenza e la valorizzazione del proprio corpo.
Suonare è consentito da gesti corporei che trovano la loro punta dell’iceberg sulla punta delle dita. La sonorità adeguata ad una situazione comunicativa parte dall’appoggio del piede. Tutta la corporeità dà o toglie il respiro nel consentire o soffocare una sonorità.
Aspetto culturale
La musicoterapia è fondata sul "fare musica". I fondamenti epistemologico-musicali sui quali è fondata la musicoterapia umanistica consentono di apprezzare e trovare il senso musicale nei gesti apparentemente più semplici o addirittura banali. L’improvvisazione clinica toglie il rischio di far cadere nel banale un gesto importante per il paziente (questo è il senso del preconcetto). Ecco perché il musicoterapeuta sviluppa in modo crescente la capacità di conservare a lungo un’attenzione profonda. Il supervisore è presente perché il professionista impari a tener vivo questo tipo di atteggiamento terapeutico.
Aspetto professionale
Come porsi in relazione con i genitori, con gli insegnanti, con altri professionisti ecc. Trovare un linguaggio comunicativo per esprimere quei valori umani insiti negli eventi in musicoterapia affinché possano essere compresi dagli altri.
Aspetto personale
Intraprendere la strada per conoscere se stesso. Questa strada verso la conoscenza di aspetti della propria personalità ancora inesplorati. La presenza del supervisore è una tutela nei confronti di possibili rischi (visioni limitanti, preclusione di possibilità di crescita, abbandonarsi all’esibizionismo centrando la propria attenzione su se stessi e non sull’altro, o alla rinuncia musicale…) per trovare un equilibrio interiore.
MODALITÀ DI SUPERVISIONE
Ci sono differenti modalità di supervisione a seconda dei contesti di operatività della musicoterapia.
Il lavoro in musicoterapia implica una continua ricerca su se stessi, che può essere svolta nelle forme più adatte a ciascuno.
Tuttavia, già dai primi tirocini formativi, il futuro musicoterapeuta ha la possibilità di entrare nell’atteggiamento di ricerca in se stesso:
Osservazione
Il modello di osservazione è quello tipico della ricerca - azione (si osserva mentre si agisce, si agisce mentre si osserva) e della pratica clinica umanistica (ci si coinvolge, si entra in empatia senza identificarsi, e si osserva se stessi mentre si compie l’azione).
A questa prima fase ne segue una seconda, di riflessione sul proprio operato, di revisione delle sedute videoregistrate, di confronto con i colleghi, e di supervisione.
Lo scopo fondamentale del lavoro di osservazione è quello di diventare consapevoli dei propri filtri percettivi e dei propri stili di ascolto e comunicazione, e di disattivare gradualmente i propri meccanismi collegati alla propria dinamica caratteriale ed emotiva.
Tirocinio formativo
Il formatore e supervisore va direttamente nello studio del terapeuta e conduce la seduta insieme.
Gruppo di supervisione incrociata
Un partecipante porta un video all’interno del gruppo di colleghi. Ogni partecipante esprime il suo punto di vista. Il supervisore procede alla sintesi. I partecipanti che portano i video ricevono importanti feedback costruttivi dai colleghi, sotto la supervisione generale del supervisore. Si tratta prevalentemente di un aspetto della formazione, più che di una supervisione personale o sui casi. Si tratta di un essenziale contesto di gruppo.
Supervisione sul caso
Il terapeuta porta un video e le osservazioni su un determinato caso sul quale vuole essere seguito durante tutta l’evoluzione o in particolari momenti di difficoltà. Può essere fatta singolarmente o in gruppo.
Supervisione personale
Il terapeuta porta in supervisione i suoi vissuti, le sue emozioni sul caso.
Lo scopo di questa supervisione è quello di sciogliere i propri meccanismi.
Si tratta di una supervisione psicologica, che può essere svolta da uno psicoterapeuta anche non musicoterapeuta, poiché condivida la cornice teorica, il paradigma musicoterapico. Il supervisore, quando lo ritenga necessario, può invitare il musicoterapeuta a fare terapia su di sé, per risolvere i suoi problemi di personalità.
Supervisione reciproca
Essa avviene tra terapeuti, in coppia od in un gruppo stabile. Previsto dal modello sistemico, serve a creare nel terapeuta una posizione meta.
Autosupervisione
Analisi dei propri video dopo la seduta o a distanza di tempo.
L’obiettivo in questo caso è quello di elicitare al proprio interno una parte meta, diventando supervisori di se stessi. In questo modo si incomincia ad imparare a fare supervisione ad altri terapeuti.
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