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Segno e disegno - Psicogenesi dell’alfabeto

Edizioni Spirali/Vel, Milano, 1994

Questo libro narra la storia dell’alfabeto. Una storia affascinante e ai confini dell’incredibile. Si è sempre saputo, già dall’antichità, che le lettere dell’alfabeto greco e poi romano, tuttora in uso, derivavano dai segni di scrittura semitici, i quali erano a loro volta il frutto di una secolare stilizzazione di pittogrammi originari, cioè di immagini e disegni che solo in seguito divennero meri segni convenzionali. Ma nessuno, prima di Alfred Kallir, aveva effettivamente potuto ricostruire questa vicenda dalle prime immagini del paleolitico sino a noi, attraverso un confronto magistrale con tutti i sistemi di scrittura via via inventati dall’uomo. Il risultato è stupefacente e tale da modificare molte abituali credenze sulla scrittura. Anzitutto Kallir ne mostra l’antichità coeva con i suoni della lingua, poi lo straordinario valore iconico e simbolico; quindi dimostra che il nostro alfabeto, nella successione non casuale dei suoi segni, raffigura una ben precisa fase dell’evoluzione umana e narra una storia di domesticazione in cui le valenze magiche, cosmiche e sessuali dei simboli scritti stanno in primo piano; infine solleva l’ipotesi che la scrittura documenti l’esistenza di un inconscio collettivo dell’umanità tuttora operante nei sistemi di comunicazione e che trova conforto anche in tal une tesi psicanalitiche. In tal modo Kallir apre la via a una nuova disciplina scientifica, che propone di chiamare "semantica bisferica" o "semasiologia bisferica", dedicata allo studio delle corrispondenze profonde che legano i segni visivi della scrittura con i segni uditivi della parola. Di questo originale campo d’indagine e della sua fecondità per la filosofia e le scienze della comunicazione e del linguaggio Kallir offre una documentazione sterminata e in tutti i sensi straordinaria, la cui semplice e innegabile evidenza al tempo stesso emoziona e stupisce il lettore moderno, del tutto ignaro del senso profondo dei segni di scrittura, ai suoi occhi insignificanti e indifferenti, che quotidianamente usa.