Ente accreditato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
Aspetti teoriciLe proposte per gli insegnanti, di carattere collaborativo, partono da valutazioni quali:
insegnare non è mai stato facile, a maggior motivo ora, con le emergenze in aumento per gli aspetti sempre più eterogenei delle classi (inserimento di bambini portatori di handicap, bambini provenienti da altre culture, problematiche socio - ambientali particolari);
riuscire a raggiungere ogni bambino, nelle sue caratteristiche soggettive, senza perdere di vista la classe, in particolare l’assillo per lo svolgimento del programma;
instaurare un dialogo costruttivo con i colleghi per condividere gli stessi obiettivi educativi anche operando su discipline diverse;
gestire l’area non verbale anche quando non si è in possesso di una preparazione e formazione specifica;
ecc.
Educare o addestrare è il problema di sempre. Dissertare su questo dilemma non conduce lontano. È meglio partire da dati reali e lavorare nella concretezza quotidiana. Fare l’insegnante è profondamente impegnativo. La differenza fra educare ed addestrare richiede di porre attenzione a due aspetti:
il risultato;
il percorso che conduce al risultato.
Negli incontri con gli insegnanti ci si accorge che, spesso, siamo portati a procedere secondo schemi, ritenuti validi perchè consueti e diffusi. Il risultato è ciò che conta. Si consultano le riviste didattiche alla ricerca degli esercizi che portano ad un risultato.
Valutiamo allora due aspetti del risultato:
1) un risultato in senso stretto;
2) un apprendimento sul quale si appoggeranno quelli successivi.
Un risultato in senso stretto potrebbe anche coincidere con una prestazione, con un momento di buona memoria, con un aiuto colto al volo.
Il conseguimento di un risultato effettivo, ossia un apprendimento, consente al bambino di procedere con le sue forze.
Ciò che differenzia questi due modi di procedere è il percorso. Nella prassi scolastica consueta il percorso è la spiegazione verbale. La proposta di esperienze rende più efficaci gli apprendimenti. Gli insegnanti conoscono bene queste strategie.
I Fondamenti Teorici sui quali è fondata la pedagogia musicale e musicoterapia A.P.M.M., scandagliano in profondità le basi dell’esperienza e del percepire, dalle quali derivano il leggere, lo scrivere e il "far di conto".
Nelle proposte di queste pagine il percorso è la strada che consente al bambino di procedere e all’adulto di scoprire quale è il modo di procedere di ogni bambino.
Propongo un esempio. Entrando nell’aula di musica in una scuola elementare, con anticipo, vediamo un piccolissimo gruppo di bambini di prima elementare che fanno lezione di aritmetica. Mentre apriamo la porta l’insegnante chiede: "Di che colore è il regolo del quattro?" La bambina, classe prima elementare, guarda la maestra e risponde: "giallo"
Il risultato è esatto.
Che percorso ha compiuto la bambina?
Andando alla ricerca dei contenuti teorici ci si può chiedere:
Quale nesso logico c’è fra il numero quattro ed un certo colore?
Come è possibile pensare che il riferimento ad un colore faciliti la comprensione del concetto di numero in un bambino che non ha le idee chiare?
Anche nell’insegnamento della musica ci sono molti professori che associano i colori alle note. Si finisce con aggiungere elementi di attenzione con l’illusione di far memorizzare ai bambini che non hanno ancora colto il senso di quello che si sta facendo. L’aggiunta di nuovi elementi di attenzione allontana sempre di più dal concetto. Insegnante e bambino finiscono con l’errare (errore - errare - vagabondare alla ricerca di qualcosa che aiuti a capire) fra colori e numeri, fra note e colori. Questo errare è il cadere in errore perché si è persa l’esperienza, ossia il manipolare, toccare, guardare, provare, riprovare...ascoltare. L’accumulo di esperienze porta verso la generalizzazione, la comprensione del concetto.
Gli insegnanti hanno bisogno di comprensione perchè vengono loro affidati problemi umani da affrontare in poco tempo, con pochi mezzi e con la fretta del programma da svolgere. Un risultato immediato che non tarda a venire con associazioni forzate (note - colore, numeri - colore, tabelline - filastrocche ecc.) è illusorio perché, nel volgere di pochi giorni, ci si ritrova con i problemi di prima.
Condividere esperienze con gli insegnanti. La condivisione permette di avere dei vissuti in comune, dei dati reali su cui dialogare per cercare la soluzione agli inevitabili problemi che vi sono nella scuola. Anche gli insegnanti sono stati bambini sottoposti a forzature, pressioni, giudizi, punizioni ecc. Questi vissuti riemergono nei momenti difficili, con gli alunni che incontrano difficoltà e che, per questo, creano difficoltà agli insegnanti.
Compiere ed elaborare esperienze permette di rivedere i vissuti e aprire la visione del mondo. La ritrovata fiducia in se stessi permette di attingere alle risorse interne e creare situazioni esperienziali nuove per procedere negli apprendimenti più antichi che caratterizzano il modo sociale e culturale di procedere degli esseri umani.
![]() | English » |