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Pratica Clinica

Bologna 24-25 settembre 2005

Congresso Internazionale di Musicoterapia
"Musicoterapia in Italia e in Europa:
Realtà e prospettive di una professione"

Titolo: Pratica Clinica
Autore: Giulia Cremaschi Trovesi

Shakespeare: Tragedia di Amleto, Principe di Danimarca
Amleto atto 3° scena II - Una sala del castello
....................
Amleto: ...volete suonare questo zufolo?
Guildenstern: Mio signore, non posso.
Amleto: Vi prego
Guil: Credetemi. Non posso
Amleto: Vi supplico
Guil: Io non me n’intendo affatto, mio signore.
Amleto: È facile come il dir bugie; governare questi fori con le dita e i pollici, dategli fiato con la bocca e favellerà una musica eloquentissima. Guardate, questi sono i fori.
Guil: Ma io non so fare esprimere ad essi alcuna armonia, io non ho l’arte.
Amleto:
Ebbene, guardate ora, come dappoco voi mi stimate!
Voi vorreste suonare su di me;
vorreste parer di conoscere i miei tasti;
vorreste strappare il cuore del mio mistero;
vorreste sonarmi dalla mia nota più bassa fino alla cima del mio registro;
e c’è molta musica, una voce eccellente, in questo piccolo organo; e pure voi non potete farlo parlare.

Shakespeare con una metafora musicale, mette sulla scena il senso della comunicazione interpersonale e della musicoterapia.

Riprendo le parole di Shakespeare:
"Ebbene, guardate ora come poco mi stimate"
Il dialogo richiede stima e rispetto reciproci. Siamo di fronte ad un punto teorico - esistenziale che richiede il superamento della logica del "giudizio" (Epokè), ossia l’"accettazione incondizionata".
Riporto le parole di Martin Buber nel testo "IL Cammino dell’Uomo": "Con ogni uomo viene al mondo qualcosa di nuovo e unico....Ogni singolo uomo è cosa nuova nel mondo e deve portare a compimento la propria natura in questo mondo".
È possibile essere così liberi da giudizi, pregiudizi, preconcetti da vedere ogni uomo come nuovo ed unico, indipendentemente dalle apparenze esterne?
Il singolo uomo nuovo ed unico riguarda:
- il formatore;
- il professionista in formazione;
- il paziente...
Le definizioni diagnostiche, per la loro stessa natura, includono un essere umano dentro alla cornice dei sintomi di una patologia. Le presentazioni di varie ricerche nell’ambito terapeutico dimostrano che con una patologia si attua un programma, con un’altra patologia un altro programma, come accade con i medicinali (visione meccanicistica dell’uomo, separazione corpo - mente).
Intendere ogni paziente "nuovo e unico" implica l"Esserci" (Da Sein) da parte del musicoterapeuta. Ogni uomo porta in sè qualcosa di unico, per questo è fonte di risorse (visione umanistica).
Come fa un musicoterapeuta a rendersi conto che prova stima per il paziente? Dalle risposte del paziente stesso. Operare in musicoterapia significa portare l’ascolto a livello di arte di ascoltare.
Il principio teorico - esistenziale dello stimare il paziente è messo costantemente alla prova nella pratica clinica.

"Voi vorreste suonare su di me"
La frase ci ricorda l’importanza del dialogo. Come dice Gadamer (ermeneutica) non è dialogo se si conosce già quello che verrà detto.
Il dialogo è imprevedibile. Dialogare significa mettersi in gioco, correre dei rischi.
La frase musicale, gli accordi, il ritmo sono creati ul momento per far sorgere l’ascolto nell’altro. Il valore dell’improvvisazione musicale clinica emerge soltanto se è dialogo. La pratica clinica si ricollega con la formazione e con la supervisione. Il dialogo comporta il rischio dell’imprevedibilità, dell’accogliere e affrontare emozioni che vengono espresse in musica improvvisata. Il musicoterapeuta improvvisa con la consapevolezza delle emozioni proprie e dell’altro.


"Vorreste parer di conoscere i miei tasti"

Le parole di Amleto parlano del dolore posto nel più profondo dell’essere umano. Il compito del musicoterapeuta consiste nel rispettare e valorizzare il dolore attraverso il bello dell’arte. Possiamo fingere di non comprendere le parole, possiamo chiudere gli occhi ma non possiamo sottrarci ai suoni. Le onde sonore sono onde di energia. Esse ci raggiungono, nostro malgrado. Le onde sonore fanno vibrare il corpo attraverso la risonanza (la percezione delle onde sonore avviene attraverso la risonanza). È compito del musicoterapeuta leggere la Partitura Vivente che sta davanti a lui.
Il "nostro corpo", a cominciare dal nostro volto (sguardo, fronte ecc…) è come una Partitura Vivente sulla quale sono scritte ben precise note musicali che possiamo chiamare "Impronte” del carattere" (Edith Stein, 1924). La lettura della corporeità dell’altro (Empatia) presuppone la conoscenza e la valorizzazione del corpo proprio (108
). Suonare è consentito da gesti corporei che trovano la loro punta dell’iceberg sulla punta delle dita. Il senso dell’empatia passa attraverso il noi. Si tratta di lettura perché il Corpo Vibrante di emozioni è lo Strumento Musicale Originario. Ogni essere umano, nuovo ed unico, è stato concepito ed accolto nella relazione. Il Grembo Materno è la Prima Orchestra. Ogni gesto è un segno. Ogni segno scaturisce dall’intenzione della persona. In ogni gesto noi troviamo:
- l’altezza del suono (intonazione della voce, tensione emotiva);
- il ritmo (qualità del respiro);
- l’intensità emotiva che traspare attraverso l’intensità del movimento.

"Vorreste strappare il cuore del mio mistero"
Quali emozioni si celano in questa frase? Non ci sono emozioni buone o cattive, ci sono soltanto le emozioni. Entrare nel cuore del dolore, della sofferenza, del patire, della passione, della rabbia attraverso la musica: questo è l’evento che caratterizza la musicoterapia umanistica. Il bello dell’arte insito nell’improvvisazione clinica al pianoforte favorisce il processo di trasformazione. Le emozioni vengono apprezzate e valorizzate. Si apre così la via verso qualcosa di nuovo. Il nuovo ed il bello sono imprevedibili; per questo possono anche fare paura...
L’ammissione e l’attraversamento della paura portano verso la gioia di vivere.

"Vorreste suonarmi dalla nota più bassa fino alla cima del mio registro"
"Proviamo ad immaginare che dentro ad un contrabbasso si possa inserire un violoncello; dentro ad un violoncello una viola; dentro alla viola un violino. Avremmo così, come in un gioco di scatole cinesi, uno strumento dentro ad un altro. Dallo stesso strumento, visibile all’esterno, potremmo ottenere le prestazioni di quattro strumenti. Passando l’archetto sulle corde del contrabbasso per simpatia (risonanza), convibrerebbero le corde del violoncello, della viola e del violino. Le casse di risonanza, comprese una dentro nell’altra, amplificano i giochi dei suoni armonici secondo precise proporzioni. Ad ogni suono fondamentale che vibra corrispondono le armoniche, nelle giuste proporzioni, fra la lunghezza delle corde ed i volumi delle casse di risonanza.
Cosi accade nel nostro corpo."
(Il Corpo Vibrante, G. Cremaschi Trovesi, ed. scient. Ma.Gi., Roma 2000).
Le parole di W. Shakespeare confermano che nulla è nuovo sotto il sole. Secondo la visione umanistica dell’uomo, il corpo non è separabile dalla mente. Il corpo è il luogo, il tempo, la memoria delle emozioni (Erlebnis). Le emozioni si manifestano all’esterno attraverso il movimento, i gesti, le posture, gli sguardi, attraverso il farsi della voce.
Il musicoterapeuta osserva suonando, suona osservando.
Egli accoglie i gesti, i movimenti, la voce. Il corpo vibrante entra nel dialogo, prova l’intonazione delle sue corde (cor-cordis = cuore), apre il suo orizzonte, va verso il manifestare il bello che è in lui.

"…e c’è molta musica, una voce eccellente, in questo piccolo organo; e pure voi non potete farlo parlare"
Il corpo vibrante è musica. La musica c’è... ma non si fa sentire. Attraverso il Dialogo Musicale (si tratta di musica, ossia di ritmo, melodia, armonia) la voce crea il suo controcanto arricchendo il tessuto musicale. Soltanto nella musica è possibile parlare in due, in tre, quattro... nello stesso momento. Soltanto nella musica si intersecano le voci l’una nell’altra creando un contrappunto che trasforma il dialogo in polifonia, in armonia. Il dialogo in musicoterapia è l’incontro fra le voci. Le voci sono espressione delle emozioni. Questo incontro è polifonia, armonia, empatia. Ancora una volta ritorna il valore dell’improvvisazione clinica, dell’imprevedibilità, per essere liberi di entrare nel dialogo (Epokè).

"Per il sangue di Cristo, credete che io sia più facile a suonarsi di uno zufolo?"
Ci troviamo di fronte ad un atteggiamento piuttosto comune, quello del "credere di sapere". Socrate diceva di "sapere di non sapere". Chi crede di sapere finisce col sopravvalutare se stesso e sottovalutare l’altro.
I bambini con handicap imparano precocemente ad essere valutati. La valutazione, molto spesso, cerca soltanto quello che manca; non si tiene in conto quello che essi sono. Sono inclusi in categorie e trattati con programmi prestabiliti.
La pratica clinica in musicoterapia umanistica è fondata sulla relazione interpersonale e ne valorizza ogni suo aspetto. Ciò che conta è il divenire del dialogo. La relazione interpersonale si presenta in modi sempre differenti. La "sospensione del giudizio" (epokè) consente di vivere, attimo dopo attimo, creando la relazione che può essere dialogo, discussione, attesa, negazione, partecipazione, affermazione...

"Datemi il nome dello strumento che volete, benchè voi mi pizzichiate, voi non potete suonarmi"
Così Shakespeare ha citato le classi degli strumenti musicali: a fiato, a corda, e tastiera (corda e percussione).
Riporto l’esperienza realizzata con un ragazzo adolescente seguito per tredici anni in psicoterapia, prima di iniziare la musicoterapia. Egli era diventato abile a nascondere i gesti che manifestavano all’esterno la psicosi che gli era stata diagnosticata. Egli aveva imparato le tecniche dell’osservazione e se ne serviva per nascondersi. Questo gioco non gli era riuscito negli incontri di musicoterapia.
L’imprevedibilità del dialogo che scaturisce dall’improvvisazione clinica aveva aperto la strada verso qualcosa di nuovo. Il qualcosa di nuovo è consistito nel trovare il coraggio per affrontare il dolore, accettare le emozioni che lo avevano portato ad isolarsi, scoprire la gioia di vivere.
Paziente e musicoterapeuta camminano insieme verso ciò che nessuno può conoscere o ipotizzare. La conoscenza continua a rinnovarsi. La conoscenza è il divenire della formazione interiore.
"Esseci" porta in sé il valore delle proprie incertezze, della propria fragilità per poter attingere alle risorse interiori.
Il professionista formato può contare su se stesso, sulle proprie conoscenze, abilità musicali, perché resta in contatto con la sua fragilità che è fonte di risorse.
Le risorse nascono dall’interazione paziente - terapeuta.
Nei momenti più difficili vengono le idee migliori.
Nell’improvvisazione clinica ritroviamo i principi naturali ed antichi del fare musica dal vivo. È una pratica abbandonata da secoli, sostituita dalla pratica esecutiva. Il musicoterapeuta ha bisogno dell’una e dell’altra. La pratica esecutiva, l’analisi formale, strutturale ed armonica a fianco dell’improvvisazione sono la ricchezza che permette al musicoterapeuta di dialogare.

Synthesis

Epokè, la sospensione del giudizio, è il punto teorico - esistenziale da cui partire per realizzare l’accettazione incondizionata di se stessi per comprendere il paziente. Il dialogo richiede stima e rispetto reciproci fra il musicoterapeuta ed il paziente.

Perché ci sia Empatia occorre andare oltre "io" e "tu" per conquistare il "noi". Il paziente ed il musicoterapeuta camminano insieme.

La lettura del Corpo Vibrante come "Partitura Vivente" attraverso l’Improvvisazione Musicale Clinica al Pianoforte. Essere liberi nell’improvvisazione è indispensabile per saper cogliere, favorire, valorizzare il paziente.

Musica e Trasformazione: il senso del "clinico" in musicoterapia. Il bello dell’arte (la musica) richiede l’attraversamento del dolore per accedere verso la gioia.

Il Musicoterapeuta Suona /Osservando – Osserva/Suonando.
La Corda originaria è il CUORE (dal latino: cor-cordis). L’improvvisazione clinica si rinnova attimo dopo attimo per trovare e dare il "senso" alle emozioni.

L’incontro delle voci differenti (musicoterapeuta - paziente) fa sorgere la polifonia e l’armonia della MUSICA. Il paziente fa sentire la sua voce. La voce è accolta e valorizzata. La voce può giocare all’interno dei suoi registri (canto).

Il dialogo è reale nel suo divenire. La voce del paziente è valorizzata dall’improvvisazione clinica, libera da schemi.

Essere se stesso è assai diverso dall’essere strumento. Gli strumenti musicali sono dei mezzi che il musicoterapeuta utilizza per essere se stesso onde rispettare e valorizzare ogni gesto, ogni manifestazione del paziente. Il paziente nel dialogo sonoro, nel gioco dell’improvvisare è valorizzato dalla musica che il musicoterapeuta crea, sulla "sua misura". Questa misura cambia con il procedere del processo terapeutico.