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Musicoterapia: uno sguardo verso il futuro

Dagli anni settanta ad oggi la musicoterapia, in Italia, ha fatto molta strada. L’interesse per questa disciplina è in crescita costante. Questo interesse, come accade per tutte le cose nuove, ha visto e vede iniziative valide a fianco di speculazioni che recano danno a studenti, operatori, utenti e famiglie e a tutti coloro che si accostano alla musicoterapia.
Come è possibile districarsi?
Come può un giovane operare delle scelte?
Come fanno i genitori a capire a chi si stanno rivolgendo?
È necessario individuare dei punti di riferimento. Potrà sembrare strano per il lettore, venire a sapere che la stragrande maggioranza di coloro che insegnano musicoterapia, in realtà, difficilmente ha svolto o svolge attività di musicoterapia.
Le cose sono andate, vanno e continuano ad andare così.
Per alcuni docenti è bastato il presupposto di avere una laurea in medicina, psicologia, pedagogia, o altro ancora, di essere appassionato o dilettante di musica, per sentirsi autorizzato ad insegnare la musicoterapia. Se ne sono viste e se ne vedono di tutti i colori.
Come vanno le cose oggi? Sembra che i depositari più autorevoli di questa disciplina debbano essere stranieri. Colui che proviene da oltre le Alpi, meglio ancora da oltre oceano, è un valido docente in musicoterapia. Nel nostro paese la musicoterapia è più giovane rispetto ad altri paesi. L’essere più giovani non significa essere meno validi. Ora anche lavori sorti e radicati nella cultura del nostro paese, incominciano ad essere ascoltati, non solo nel nostro paese. Prima di avviarci a verificare su quali basi si fonda la musicoterapia, è opportuno chiarire che ci sono due modalità distinte:
- musicoterapia attiva: fare musica;
- musicoterapia ricettiva: somministrare l’ascolto di brani musicali con particolari accorgimenti.

"Il corpo vibrante è il protagonista di ogni evento. Il passo è ordine nel movimento.
L’ordine nello spazio è lo stesso ordine della voce, del canto.
Lo stesso ordine ritorna nei segni della notazione musicale.
Il passo porta in sè il valore astratto della notazione. Nel gesto c’è già il segno".

La scelta fra la musicoterapia attiva o ricettiva dipende dagli obiettivi che ci si propone.
In questo contesto ci interessiamo del "fare musica", ossia della musicoterapia attiva.
Le impostazioni teoriche in questa disciplina si muovono principalmente su due versanti:
- psicoanalitico-psicodinamico;
- umanistico.

Gli esponenti più autorevoli sul versante psicoanalitico-psicodinamico provengono dall’estero. Vediamo nel nostro paese la presenza dello psichiatra argentino R. Benenzon, i musicisti inglesi L. Bunt, N. Hartley, T. Wigram, il belga J. De Backer, i docenti americani quali C. Maranto, K. Bruscia, B. Wheeler, docenti del gruppo Nordoff-Robbins di New York ecc.
Sul versante umanistico vediamo presenze italiane: G. Cremaschi Trovesi con la coterapeuta S. Colpani, M. Scardovelli, l’apporto culturale di C. Sini.
Possiamo parlare di musicoterapia chiarendo alcuni dati di partenza:
- a che cosa serve?
- a chi può essere rivolta?

Sono domande importanti e legittime. Alle due domande risponde la musica stessa, presente presso tutte le popolazioni che hanno popolato e che popolano la Terra a partire dalla notte dei tempi. Ci si chiede allora come, perché e quando la musica può far bene. Le risposte sono dentro ai contenuti teorici sui quali si fondano i differenti modi di mettere in atto la musicoterapia. Come abbiamo riportato sopra ci sono i contenuti teorici radicati nella epistemologia della musica (modello umanistico) e quelli che si appoggiano alla psicoanalisi ed alla psicologia (modello psicoanalitico-psicodinamico). La storia dimostra che ogni paese, ogni civiltà ha il "suo" modo di esprimersi con la musica. Alla luce di questa osservazione dobbiamo tenere in conto aspetti sociali e culturali del nostro paese. Qualunque persona, bambino, ragazzo, adulto, che vive in Italia e che necessiti dei benefici della musicoterapia, dipende dai servizi scolastici e socio-sanitari impostati secondo le leggi italiane. La legge 104 ha portato un cambiamento nel modo di guardare alla disabilità. Questa legge considera la disabilità in quanto realtà sociale, addirittura la fa diventare una risorsa. I bambini disabili sono inseriti nelle scuole pubbliche, crescono e vivono a contatto con tutti gli altri bambini. Nelle nostre classi sono accolti e seguiti tutti i bambini. Sappiamo che le difficoltà dovute agli inserimenti ed all’integrazione scolastica e sociale sono molte ma sappiamo anche che, a partire dal 1974, anno di apertura dei manicomi e inizio degli inserimenti scolastici, la società ha superato e sta superando molte resistenze nei confronti delle persone disabili.
A noi non è concesso di decidere se un bambino è o non è adatto alla musicoterapia perché qualora un musicoterapeuta, esperto anche in pedagogia musicale, entrasse in una scuola con un progetto per favorire l’inserimento scolastico, egli si appresta ad affrontare qualunque difficoltà. Nella realtà italiana un professionista può lavorare con bambini, ragazzi, adulti in interventi individuali e/o in gruppo, in strutture pubbliche o private. Gli interventi sull’infanzia riguardano anche il mondo della scuola. Gli interventi precoci fanno entrare in relazione con il mondo della medicina. Per questo il professionista si prepara per interagire a livello di èquipe medico – sociale - educativa.
I paesi da dove provengono i docenti stranieri sopracitati, nei confronti della disabilità, sono organizzati in modo diverso.
Dopo anni ed anni di studio, lavoro e confronto avvertiamo il bisogno di guardare con lucidità al termine "musicoterapia". Da questa necessità nasce la compilazione di una scheda sinottica ("sin", insieme, "ottico" da guardare), ossia di una messa a confronto fra i principi e gli aspetti teorici sui quali si fonda l’impostazione psicoanalitico - psicodinamica e quella umanistica. All’interno di questi modelli si possono trovare ulteriori specializzazioni legate ad esperienze per lo più individuali (metodi particolari). Abbiamo individuato delle voci comuni per compilare delle risposte sintetiche, disposte in colonne diversificate. In questo modo è possibile mettere in luce le diversità utili per una chiarezza di base. A chi serve questa chiarezza? La risposta non è da ritenersi ovvia. La chiarezza è indispensabile per sapere dove si è, che cosa si sta facendo, perché si sta facendo in un modo piuttosto che in un altro modo. La chiarezza è utile ai professionisti, agli utenti, alle famiglie degli utenti, ai professionisti dell’équipe.

La lettura della scheda sinottica dice molte cose. Poter guardare attraverso un confronto nella contemporaneità è occasione per comprendere meglio come operare delle scelte. La scheda sinottica chiarisce come è diverso rivolgersi verso l’infanzia piuttosto che verso l’età adulta, o verso i pazienti psichiatrici. Ci dice che non ci sono soltanto i pazienti psichiatrici, ci sono moltissimi altri tipi di pazienti ai quali la musica può fare bene.

"Non è che tutti i musicoterapeuti devono mettersi a fare una battaglia epistemologica, per carità, però questo è l’aspetto che deve secondo me accompagnare l’esperienza della musicoterapia combattendo a livello di vertice, diciamo confronto fra i saperi e mostrando il fondamento e la giustificazione di quello che la musicoterapia fa, sa e vuole all’interno dell’esperienza che facciamo nel nostro mondo" (Carlo Sini, Milano, maggio 2001 Convegno “Corpo, Voce, Parola: Espressione delle Emozioni”)

Ringraziamenti

La compilazione di questa scheda è stata fatta grazie alla collaborazione del direttivo della F.I.M.
Un grazie particolare al dottor Jos De Backer che ha letto, verificato ed integrato il testo di sua competenza.