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Musicoterapia e Riabilitazione

Napoli, 4 febbraio ’06

Incontro dal titolo: "Musicoterapia e Riabilitazione" tecniche a confronto

L’incontro è dedicato a medici (neuropsichiatri infantili), psicologi, logopedisti ecc…

Il titolo del mio intervento è: "Musicoterapia, arte della comunicazione"

Come accade in questo tipo di incontri, il tempo è tiranno. Ogni relatore dispone di un tempo limitato. Penso che tutti i relatori presenti avrebbero avuto la necessità di esprimersi in modo più esauriente. Così, a lavori conclusi, con la necessità di correre all’aeroporto per non perdere il volo, ho ripensato al fatto che questo incontro è stato un’occasione per un importante scambio di opinioni che possono migliorare la conoscenza reciproca. Per questo motivo mi sono presa la briga di scrivere allo scopo di far conoscere meglio l’essenzialità della musicoterapia. Come ho scritto nel mio libro "Musicoterapia, arte della comunicazione" (ed. scient. Ma.Gi., Roma 1996), se la musicoterapia non avesse qualcosa di specifico da offrire, non avrebbe motivo di esistere. La specificità del "fare musica" si scontra, più che incontrarsi, con il modo comune di intendere la musica (prodotto che si acquista ai grandi magazzini) o qualcosa riservato a pochi.
Nel mio intervento a Napoli, dopo aver presentato, ovviamente a grandi linee, i fondamenti epistemologici della musicoterapia umanistica, servendomi anche di diapositive tratte dal testo "L’incanto della Parola", passo a produrre un esempio dal vivo attraverso la proiezione di un film. In considerazione della presenza di logopedisti e tecnici della riabilitazione avevo precedentemente deciso di illustrare un’esperienza con un bambino giunto a noi con diagnosi di afasia, più mutata in disfasia (dopo i primi mesi di musicoterapia), in ritardo psicomotorio (dopo il primo anno di lavoro), in…niente più ed un bambino con sordità profonda.

Gli aspetti teorici fondamentali sono:
- utilizzo della cassa armonica del pianoforte a coda. Essa è un poderoso risuonatore. Il bambino gode della risonanza corporea perché è seduto o steso sopra alla cassa armonia;
- improvvisazione clinica al pianoforte;
- presenza dei o di un genitore;
- utilizzo degli strumenti musicali idiofoni;
- utilizzo di strumenti a fiato particolari, con imboccature differenti;
- la presenza di due professionisti (il musicoterapeuta ed il coterapeuta, professionista preparato in disciplina umanistica e formato nella lettura della corporeità);
- utilizzo di materiali appositamente costruiti per i giochi della e con la voce;
- utilizzo di filastrocche tratte dal repertorio popolare utili a favorire la comunicazione interpersonale;
- utilizzo di materiali specifici per i ritmi e le improvvisazioni…

La diagnosi di afasia è stata emessa dal centro di neuropsichiatria del servizio locale dell’ASL. Il bambino, all’inizio, era quasi privo di linguaggio verbale. Quel poco che diceva era pressochè incomprensibile. La mamma ci aiutava a comprendere le poche parole dette dal bambino. Il suo sguardo sfuggiva e mostrava la tendenza a stare da solo, a giocare da solo. Chiarisco che il film che ho presentato è stato ripreso dopo circa un anno di lavoro. La mamma è il nostro cineoperatore [1].
Nel primo anno di lavoro, con l’aiuto della mamma, siamo riusciti ad ascoltare il bambino, a comprendere la sua storia, a condividerne le paure, le ansie, il rifiuto, a rispondere alle parole, a superare gli ostacoli che incontra nel pronunciare le parole. Bambino e mamma sono stati la nostra guida per valorizzare l’evento che era stato all’origine dei comportamenti di diniego da parte del bambino. Il bambino, protagonista del suo percorso terapeutico, ci ha portato a capire che ormai, per lui, era inutile parlare, era troppo tardi. L’improvvisazione clinica al pianoforte è stato il mezzo con il quale il bambino è riuscito ad attraversare la sua paura, ad aggrapparsi alla mamma, a chiedere aiuto, piangendo, nelle braccia della mamma (anche lei sul pianoforte, a contatto diretto con la risonanza), per addormentarsi mentre continuavo a suonare. Non sapremo mai che cosa è accaduto in quell’incontro. Sappiamo che il bambino ha rivisto la sua posizione nei confronti della vita, ha deliberatamente accettato le nostre proposte, ha incominciato a guardarci diritto negli occhi. E’ accaduto un processo di trasformazione mediante l’attraversamento del dolore, della solitudine per ritrovare l’accoglienza totale della mamma. Non sono così brava per trovare le parole adatte per descrivere questo e ritengo che ciò che è nel profondo di una persona, anche se ha soltanto quattro anni, deve essere rispettato e taciuto. Parlano i suoni, parla la musica, il gioco delle melodie e delle armonie. I suoni danno senso al dolore perché lo trasformano. La musica fa questo da sempre, nella storia dell’umanità.
Il film mostra, dopo il primo anno di lavoro, un bambino sorridente, vivace, attento, molto collaborativo. Il bambino con il coterapeuta è seduto sopra alla cassa armonica del pianoforte a coda. La musicoterapeuta utilizza l’improvvisazione clinica al pianoforte. Il bambino ha a sua disposizione, un intero cesto di strumenti musicali idiofoni (specifici per il linguaggio nella relazione idioma - idiofono, timbro del suono - nascita della parola), dei cartoni costruiti con grandi bocche in panno lenci e lingue in movimento, un saxofono che, soffiando, produce bolle di sapone, ed un corno da caccia. Giochiamo un po’ con questo un po’ con quello. La mamma riprende dei primi piani in cui si vede con chiarezza l’immaturità del bambino nel padroneggiare i movimenti della bocca utili ad una corretta produzione delle parole. Nascono giochi di rispecchiamento fra la coterapeuta ed il bambino per condurlo a pronunciare la parola "Bolle". Il bambino vuole soffiare nel sax che produce le bolle.

In questa sede dobbiamo chiarire perché abbiamo portato l’attenzione, attraverso la proposta del saxofono, sulla parola "BOLLE". Durante la mia presentazione avevo parlato della relazione fra il "PUM" del piede che batte sul terreno, la Pressione (dalla quale deriva Presente), il Passo (dal quale deriva Passato), il Peso che, dal latino Pondus - eris, diventa Pensiero (ciò che pesa "dentro" di noi) e Potere. Per esprimermi meglio avevo mostrato diapositive tratte dal libro "L’incanto della Parola" (G. Cremaschi Trovesi, Mira Verdina, ed Junior BG 2000). La BOCCA è la nostra BOLLA, la nostra BOM…BA che scoppia nel far uscire la voce. Nel bambino piccolo la bocca è cosparsa di bollicine nei suoi esperimenti da principiante che si mette alla prova per parlare. Passando attraverso la laringe l’aria si trasforma in timbri, melodia, accenti. L’aria inspirata, attraverso la pressione e la tensione corporea si trasforma in voce modulata …in parola. Quale è il motore, la motivazione che mette in atto tutto questo?

Secondo la pratica che sorge dagli studi dello strutturalismo linguistico la parola è un codice che si impara a memoria. Diciamo "Bolla", per convenzione. La pratica logopedica è fondata su questi principi. Riporto le parole di Carlo Sini, dalla prefazione al libro "Dal suono al segno" (G.Cremaschi Trovesi, Mira Verdina, ed Junior BG 2000)

"…Spesso la potenza e l’efficacia pratica dell’analisi ci rende ciechi e dimentichi del momento globale del comprendere, che nondimeno è all’origine di ogni nostra esperienza e di ogni nostro apprendimento. Finiamo allora per essere indotti a credere che gli elementi emersi nell’analisi siano essi stessi originari, e non il frutto di una nostra operazione scompositiva sul corpo indistinto della primordiale comprensione.
Di questo errore di prospettiva soffre in particolare ciò che chiamiamo linguaggio. A partire dalla mirabile analisi e trascrizione del discorso orale operata dai segni stilizzati dell’alfabeto (una delle più perfette e longeve creazioni dello spirito greco), ci siamo irriflessivamente convinti che le "lettere" (vocali, consonanti, sillabe) siano i mattoni originari che costituiscono "in sé" il linguaggio. Che le cose non siano così semplici e che propriamente non stiano così basterebbe a dimostrarlo il fatto che nessun bambino ha imparato o imparerebbe a parlare grazie a un apprendimento preventivo, separato e analitico dei "suoni del linguaggio che compongono le parole": il bambino procede per unità di senso globali (mamma, pappa), dopo vocalizzi di prova e addestramento, unità che poi connette in globalità più ampie (mamma: pappa!)".

Il bambino presentato nel film è stato giudicato afasico ed è stato seguito in logopedia con la comunicazione aumentativa. Le immagini del film illustrano il SUO modo di servirsi della bocca. Non sono in grado di commentare a parole. Occorre vedere le immagini, la mimica del viso, il tipo di movimenti delle braccia, il modo di saltellare, gli sguardi per comprendere quello che sto dicendo. La coterapeuta dice "Bolle" ed il bambino dice "Mo…". C’è questo gioco di timbri sonori: la M al posto della B. Perché? La risposta immediata parla di motivi prassici. Per comprendere il bambino è necessario andare in profondità.
Comprendere il bambino è ben diverso dal chiedergli di seguire un programma di lavoro.
Comprendere il bambino significa prenderlo per mano e compiere la strada con lui, secondo il suo modo di essere, mettendo a fuoco i momenti costruttivi che si presentano da soli.

I commenti

Dalla tesi di Mario Zattin, Assisi 2005 "…Ci sono condizioni e ragioni sociali che fondano l’oggettività non come la ragione di un singolo individuo per essere "obiettivo", ma dalla cooperazione amichevole – ostile di molti individui che operano in quel campo (disciplina). [Occorre specificare il concetto di "campo" così inteso da Bourdieu: «Un campo si definisce … definendo poste in gioco e interessi specifici, che sono irriducibili alle poste e agli interessi propri ad altri campi (un filosofo è indifferente a questioni che per un geografo sono invece essenziali) e che non sono percepiti da chi non è stato costruito per entrare in quel campo. Ogni categoria di interessi implica l’indifferenza ad altri interessi, altri investimenti, votati così ad essere percepiti come assurdi, insensati, sublimi, disinteressati. Perché un campo funzioni, bisogna che ci siano poste in gioco e persone disposte a giocare, dotate dell’habitus che è necessario per conoscere e riconoscere le leggi immanenti del gioco, le sue poste ecc.». [2] Inoltre, Bourdieu esplicita così il concetto di habitus: l’habitus funziona come l’ "automa in noi" di cui parla Pascal, un modo immediato, incorporato, di rapportarsi al mondo, che permette alla maggior parte delle persone di comportarsi in maniera "confacente" al loro "posto", pena le sanzioni che la società infligge a chi mostra con la sua condotta "fuori posto" di non avere il senso di quello che è possibile per lui.]

Alla fine della presentazione ho chiesto se qualcuno aveva delle domande da pormi.
Il gioco timbrico è stato letto, da un dottore presente in sala e dai logopedisti al suo fianco, come un agire logopedico. Secondo l’obiezione del medico, il musicoterapeuta stava facendo della logopedia. Guardiamo agli elementi in gioco:
- Risonanza Corporea (attraverso la cassa armonica del pianoforte a coda);
- Improvvisazione clinica al pianoforte;
- un intero cesto di strumenti musicali idiofoni (il bambino è libero di scegliere. Sono in gioco gli aspetti: visivo – uditivo - cinestesico nella relazione terapeutica interpersonale);
- i cartoni con le bocche in panno lenci e le lingue in movimento;
- il saxofono che richiede alla bocca certi movimenti, nel soffiare, per produrre le bolle;
- il corno da caccia, ossia uno strumento musicale a bocchino che, per produrre il suono, richiede una forte pressione diaframmatica, la pressione delle guance, della gola, di tutto il cavo orale, delle labbra (Tutto ciò, ad insaputa del bambino che è impegnato nel gioco ed è gratificato dai risultati che ottiene, smuove gli ostacoli che, a livello muscolare ed intenzionale è utile per migliorare il linguaggio).

Il fatto che il bambino riesce a superare l’ostacolo ed arriva a dire "BOLLE" dipende soltanto dal ripetere BO-MO-BO-MO? Possiamo attribuire il superamento di ostacoli interiori ad un agire tecnico? Possiamo confondere la tecnica con una creatività che è radicata in conoscenze profonde? Chiedo di saper distinguere fra conoscenze e tecniche. Chi procede per conoscere continua ad interrogarsi sul proprio agire, sulla relazione e comunicazione con gli altri. Chi procede per tecniche non si interroga, aderisce ai programmi.

Il Bambino mette del SUO.

Nel volgere di circa due anni di lavoro il bambino ha incominciato a parlare correttamente superando le difficoltà che ostacolavano il suo percorso di crescita e di apprendimento. La presenza della mamma ha permesso di cogliere quale evento della vita del bambino aveva interrotto l’armonicità della sua crescita. Il bambino avevo assunto la SUA decisione, peraltro dibattuta, di voler superare gli ostacoli che inibivano in lui il desiderio di parlare.

La Risonanza Corporea

Il dottore presente in sala ha accostato la risonanza corporea attraverso il pianoforte alle pedane vibranti di Guberina.

PIANOFORTE

Strumento musicale acustico a corda
e percussione.
Estensione Hz 27,50 Hz 4186
Strumento ricchissimo di armoniche.
I suoni fondamentali con le formanti
armoniche coinvolgono il corpo e l’udito
nella completezza creando emozioni.
L’Improvvisazione Musicale Clinica
"parla", "canta" dentro ad una persona
attraverso la Risonanza Corporea
(il Corpo Vibrante). E’ un dialogo diretto.

PEDANE

Amplificatori di musica registrata.
Considerata l’ampiezza della pedana, in base all’acustica sui risuonatori, le pedane amplificano le frequenze gravi. Le pedane sono
utilizzate con i bambini sordi. Attraverso la
risonanza corporea i bambini sordi percepiscono
le frequenze gravi in modo amplificato.
Che senso ha amplificare le frequenze che
riguardano la percezione acustica, ossia corporea (quello che, comunemente diciamo:
"I sordi sentono le vibrazioni".
Essi hanno bisogno di ricevere e di imparare a riconoscere le formanti armoniche che
amplificate dagli apparecchi acustici.

I TIMBRI SONORI

Il timbro è la caratteristica del suono che ci permette di riconoscere ogni vocale ed ogni consonante. Il timbro è dato dalla formanti armoniche (v. fisica acustica). Phonos = Suono (la nostra lingua è piena di parole di origine greca). Perché mai un musicoterapeuta non dovrebbe interessarsi ai timbri sonori? Non appena si gioca sul rispecchiamento (che comprende il guardare la bocca), sull’intonazione delle vocale e sull’articolazione delle consonanti che cosa accade?.....Il musicoterapeuta fa della logopedia.

Il Corpo Vibrante

Il dottore presente in sala si rifiuta di credere che i bambini sordi ricevono i suoni oltre un certo limite. La cosa interessante è che, nella seconda parte del film, un bambino sordo profondo faceva proprio questo. Lo faceva così bene, in modo così musicale e naturale che è sfuggito all’attenzione del dottore e dei logopedisti che hanno collocato la risonanza corporea attraverso il pianoforte a fianco delle pedane vibranti. Nell’intervento di musicoterapia si è vista la logopedia.
Certo, se togliamo:
- la risonanza corporea;
- il dialogo sonoro creativo;
- il movimento spontaneo (tutti e due i bambini avevano il corpo in movimento, frizzante ed attivo nel farsi della voce, delle parole, della comunicazione);
- gli strumenti musicali idiofoni;
- i differenti strumenti a fiato;
- il gioco simbolico;
- l’improvvisazione musicale;
che cosa rimane? Qualche gioco su vocali, consonanti, parole…allora la logopedia sarebbe questo?

La Lettura Labiale

Il dottore ha sottolineato il fatto che il bambino sordo si serviva della lettura labiale. A parte il fatto che, nel film, era documentata la comprensione di parole, da parte del bambino sordo, mentre continuava a guardare a ciò che teneva fra le mani, perché mai non dovrebbe essere in gioco la lettura labiale? TUTTI NOI utilizziamo la lettura labiale quando siamo attenti.
TUTTI NOI abbiamo imparato a parlare attraverso la lettura labiale.
TUTTI NOI guardiamo in viso le persone con le quali parliamo, se siamo in una relazione di dialogo. L’evitamento dello sguardo parla di un altro tipo di relazione!

Sono abituata da più di vent’anni a tutto questo.
Per questo ho invitato il dottore a compiere qualche passo per darmi l’occasione di improvvisare al pianoforte sulla sua andatura.
"No, non sono un fenomeno da baraccone!"

Il Giudizio

Ohhhhhhh! Eccolo qui uno dei punti nodali del nostro modo di crescere, relazionarci e vivere: la logica del giudizio.
Sono grata al medico che mi ha offerto l’occasione per chiedere ad una persona del pubblico quello che per lui era troppo. Una persona, aiutata dalla collega Chiara Comparin, ha offerto se stessa per entrare in una certa emozione (soggettiva e non manifestata al pubblico) e compiere un movimento nel quale potesse esprimere la sua emozione.
Che cosa rispecchio suonando?
Non conosco l’emozione. Non so nulla della persona.
Su quali elementi appoggio l’improvvisazione?
Secondo un musicoterapeuta conosciuto nel mondo, si dovrebbe creare una cornice musicale all’interno della quale collocare il gesto o il modo di suonare di quella persona. Si tratta di una interpretazione del movimento che conduce verso un qualcosa di già strutturato.
Secondo un’altra impostazione teorica dovremmo andare a cercare i suoni ancestrali.
Nella mia pratica, attraverso la collaborazione di bambini-ragazzi-adulti psicotici, autistici, sordi, ciechi, sordociechi, pluriminorati, normali (certo ci sono anche loro e sono nelle classi con gli altri") ho elaborato qualcosa di diverso.

Il non-giudizio, ossia l’accettazione incondizionata della persona.

Questo non consente di interpretare. Bisogna porsi in un altro modo di essere nei confronti dell’altra persona.
Ci sono i riferimenti della musica, i fondamenti epistemologici sul suono, sulla musicoterapia.
La Risonanza: ad ogni volume corrisponde una specifica frequenza (risuonatori di Helmotz).
Un gesto, un movimento genera una sequenza nel tempo-spazio (il ritmo).
Un gesto o un movimento richiedono energia ( ricalco energetico).
Un gesto o un movimento crea tracce nello spazio (altezza del suono).
In ogni movimento ci sono attimi di maggiore intensità (intensità emotiva –intensità del suono, accenti).
Così non interpreto….leggo.

Così abbiamo fatto nella sala della conferenze. Ho suonato leggendo la persona come "Partitura Vivente" (v. Empatia, Edith Stein).

I fondamenti epistemologici della musicoterapia umanistica sono radicati nel pensiero fenomenologico. Nell’incontro napoletano il pubblico ha sentito e visto altri modi di fare musicoterapia. Gli studi sono tuttora in atto. Nulla è definitivo. Ogni cosa che riguarda l’uomo è nel divenire (concetto della fenomenologia). Ogni visione del mondo personale è…personale (la mappa non è il territorio, così dice la PNL umanistica integrata di M. Scardovelli).

La discussione è sorta per un presunto conflitto di competenze fra musicoterapia e logopedia.
Ci sono abituata. Senza discussione non si arriva neppure al dialogo. Per questo ringrazio il dottore che mi ha posto delle obiezioni.
Nella mia pratica ho sentito commenti che, peraltro, lungi dall’essere stroncature sono veramente importanti. Durante le lezioni al corso di Assisi (ora non insegno più al corso di musicoterapia di Assisi) ho avuto occasione di svolgere lezioni congiunte con altri colleghi. Presento così esperienze diverse. Fra i casi presento un bambino, un caso gravissimo di autismo. Ciò che accade in musicoterapia fa dire ad una neuropsichiatra presente:
"Non era autistico".
Caso analogo con un bambino colpito da tetraparesi:
"Non è una tetraparesi" .
Che cosa posso fare se a contatto con la cassa armonica del pianoforte il bambino si rilassa, si ammorbidisce e compie movimenti per lui nuovi traendone grande gioia?
I sordi cantano!!!… allora non sono sordi.
Sto raccogliendo documentazioni su bambini dislessici, discalculici che escono dalle difficoltà saltando, cantando, suonando, scrivendo, andando alla ricerca dei perché dei loro errori, delle loro difficoltà…che cosa si dirà?
Sto raccogliendo documenti con bambini con sindrome di Down, sul rapporto fra le attività musicali creative, l’evolversi del linguaggio verbale e…l’ordine dei numeri fino ai concetti della matematica. I bambini sono attenti, incrementano l’attenzione, imparano…fanno cose bellissime… Che cosa diranno?
I commenti degli increduli non passano alla storia.
Le azioni dei bambini fanno la storia.

Giulia Cremaschi Trovesi

Note

[1E’ interessante cogliere nel film il tipo di osservazione della mamma.

[2P. BOURDIEU, Questions de sociologie, Minuit, Paris 1980, pag.113-114.