ENTE ACCREDITATO MIUR     AFFILIATO CNA
VERSIONE ACCESSIBILE
Home > Letture > Pubblicazioni > Musica e Sordità - L’arte di ascoltare

Musica e Sordità - L’arte di ascoltare

Art. 1° - Articolo pubblicato dalla rivista "I Care"

Che cosa accade se un musicista accosta una persona sorda alla musica? Quello che accade dipende dalla relazione che si genera fra il musicista e la persona sorda. La relazione, il tramite che unisce le due persone è la musica che viene suonata. Non si tratta di esecuzione: le frasi musicali che il musicista crea (improvvisazione clinica) sono il linguaggio che intesse la rete comunicativa. Lo strumento musicale deve avere determinate caratteristiche: una gamma di registri sonori ampia che consente il gioco musicale ritmico-melodico-armonico, ricchezza di suoni armonici. Tutto questo avviene attraverso uno strumento dotato di una grande cassa armonica.
- Il principio acustico della cassa armonica, presente in tutti gli strumenti musicali (esclusi quelli elettronici che ottengono l’amplificazione attraverso la corrente elettrica) da dove nasce? Dalla messa a punto di quello sto proponendo per far nascere l’ascolto in una persona sorda. Il nostro corpo è una rete di trasmissioni (i nostro tessuti) e casse armoniche. L’aria che inspiriamo si trasforma in voce nell’espirazione, passando attraverso la laringe tesa e risuonando nelle casse armoniche del nostro corpo, dette cavità risonanti. Il corpo di una persona sorda è fatto come il corpo di ogni essere umano. All’interno della coclea ci sono zone di cellule cigliate che non entrano nel gioco della risonanza (la sordità). Tutto ciò che chiamiamo ascolto ed il formarsi della voce dipendono dal fenomeno acustico-meccanico della risonanza. Tutti gli strumenti musicali acustici sono costruiti seguendo le regole acustiche sulla risonanza.
- Nelle percussioni, strumenti ritmici per eccellenza, le casse di risonanza sono i corpi (ancor oggi copia fedele di tronchi d’albero scavati) sui quali sono fissate pelli, regoli (le sbarre sonore di marimba, xilofoni, metallofoni, ecc…), scatole sonore in legno o altro materiale ecc…
- Negli strumenti a fiato i tubi sonori sono il corpo degli strumenti stessi. Il modo di produrre le sonorità dipende dall’imboccatura degli strumenti (bocchino, becco, ancia ecc…), dalla pressione del fiato, dalla pressioni vibrante delle labbra. All’interno dei tubi sonori si formano vortici d’aria (nodi e ventri) che chiamiamo suoni. I tubi sonori, escluso il flauto traverso, sono aperti dai due lati.
- Negli strumenti a corda le casse di risonanza sono il corpo degli strumenti. Guardiamo ad una chitarra, agli archi, all’arpa e vediamo, tocchiamo, siamo toccati da casse armoniche le cui dimensioni sono in proporzione con la lunghezza delle corde. Nel caso degli archi siamo di fronte ad una famiglia di strumenti.
- Gli organi, risalenti a strumenti antichissimi già presenti presso gli egizi, sono una combinazione degli strumenti a fiato e a percussione (le dita percuotono i tasti). E’ interessante osservare che gli antichissimi organi idraulici sono fra i primi esempi di tecnologia idraulica applicata dall’uomo. L’impianto idraulico serviva per far entrare l’aria nel mantice. I tasti aprono il condotto dell’aria che, soffiando dentro alle canne, si trasforma in suono. Le canne dell’organo sono tubi a fondo chiuso. Il funzionamento dell’organo, con le canne a fondo chiuso, richiama la struttura dei polmoni (la fonte da cui l’aria inspirata viene espulsa), della laringe (il luogo vibrante), il cavo orale (dove la voce si espande), le cavità risonanti (gravi, medie, acute) dove la voce di modula e arricchisce di timbro.
- All’interno dei pianoforti a coda ritroviamo l’arpa (il telaio in ghisa che sopporta la forza tensiva delle corde, pari ad una tonnellata), posta all’interno della cassa armonica sorretta da grosse travi che partecipano ai giochi della risonanza. Sotto alle corde di un pianoforte a coda sono posti i martelletti che picchiano contro alle corde non appena il pianista percuote i tasti con le dita. Nel momento in cui il pianista toglie le dita da un tasto gli smorzatori bloccano i moti vibratori delle corde. Il pianoforte, strumento in grado di suonare forte e piano (il suo primo nome agli inizi del settecento di fortepiano), racchiude caratteristiche di altri strumenti. E’ strumento a percussione (ritmico), e a corda (melodico e armonico).

Il musicista che accosta una persona sorda alla cassa armonica del pianoforte, conosce i fondamenti della fisica acustica oltre che quelli del comporre musica. Per agire in modo adeguato il musicista sa utilizzare il pianoforte in modo creativo. Il pianista osserva le espressioni del viso, la postura della persona sorda, prova a suonare un accordo, esegue lo stesso accordo o un altro rinforzando con un’ottava nel basso, ancora un altro accordo… con la mano sinistra continua a suonare accordi in registro medio – grave, con la mano destra crea una melodia (ritmo-melodia), con lo sguardo osserva le espressioni del viso, i gesti, la postura della persona sorda…. Gli elementi in gioco aumentano. Fra la persona sorda ed il pianista si sta creando un gioco relazionale strettamente legato alla particolarità della situazione. A contatto con la cassa armonica del pianoforte, la persona sorda è investita, coinvolta, compenetrata dalle onde sonore (la risonanza corporea). Le onde sonore continuano a cambiare. Il pianista non suona nello stesso modo. Il pianista si accorge delle emozioni della persona sorda e crea, compone musica, genera contrasti sonori, gioca con ritmi diversi. Il pianista sta parlando alla persona sorda con i suoni, con gli accordi, i ritmi, le melodie. Suoni, accordi, ritmi, melodie sono una cosa sola. Quello che accade dentro alla persona sorda come viene valutato dalle persone udenti? Per il momento non ha importanza. Ciò che importa è la persona sorda. Ogni persona reagisce in modo personale. Ne consegue che il musicista suona in modo diverso per ogni persona.

Che cosa ho sperimentato quando, per la prima volta, sono stata invitata ad accogliere, in un piccolissimo gruppo di bambini di due anni, un bambino sordo? Il bambino sordo si è interessato a quello che accadeva e mi ha guidato verso la scoperta di quello che credevo di conoscere. Può accadere che anche il lettore pensi: “Certo, il sordo sente le vibrazioni!”. Anche noi sentiamo le vibrazioni, i nostri corpi convibrano con l’ambiente in ogni istante della nostra vita. Un modo di pensare tramandato da secoli ci ha convinto che la ricezione dei suoni riguarda soltanto le orecchie. Proviamo a domandarci: “Che cosa vuol dire vibrazioni?” La fisica acustica conferma che il suono è sempre dato da vibrazioni. L’essere umano (non soltanto l’orecchio umano) percepisce da Hz 16 fino a Hz 16.000-20.000. Una buona parte delle persone probabilmente non percepisce gli Hz 20.000 e vive benissimo. Pitagora (Samo 575 ca. - Metaponto 490 ca. a.C.), filosofo, matematico, musicista, non lasciò nulla di scritto. I suoi studi sono giunti fino a noi attraverso gli scritti di Aristosseno di Taranto. Pitagora si accorse che una corda tesa, posta in vibrazione (ossia pizzicata), entra in vibrazione con movimenti complessi. Il numero dei moti vibratori si moltiplica nel momento stesso in cui la corda incomincia a vibrare. Le onde sonore che si propagano nell’aria, coinvolgono tutto quello che incontrano.

“Proviamo a immaginare che dentro a un contrabbasso si possa inserire un violoncello; dentro al violoncello una viola; dentro alla viola un violino. Avremmo così, come in un gioco di scatole cinesi, uno strumento dentro all’altro. Dallo stesso strumento, visibile all’esterno, potremmo ottenere le prestazioni di quattro strumenti. Passando l’archetto sulle corde del contrabbasso, per simpatia (la Risonanza), convibrerebbero le corde del violoncello, della viola, del violino. Le casse di risonanza, comprese una dentro l’altra, amplificano il gioco dei suoni armonici secondo precise proporzioni. A ogni suono fondamentale che vibra corrispondono le armoniche, nelle giuste proporzioni, fra la lunghezza delle corde e i volumi delle casse armoniche. Così accade per il nostro corpo” (G. Cremaschi Trovesi “Il corpo vibrante” ed. scien. Ma.Gi, Roma 2000).

La fisica acustica è alla base dei fondamenti teorici della musicoterapia umanistica. Soltanto attraverso le leggi dell’acustica sono spiegabili i comportamenti dei sordi a contatto diretto con la musica, con strumenti musicali acustici [1]. I comportamenti dei sordi sono i nostri comportamenti. Senza la musica non sarebbe mai sorta la danza. Senza i suonatori non si danza nelle piazze; senza l’orchestra che suona non avremmo il balletto nei teatri; senza gli amplificatori non si scatenerebbero i giovani nelle loro vorticose contorsioni ed evoluzioni. Tutto è così ovvio che è finito per essere trascurato, quasi dimenticato. Basta che ci domandiamo sul perché delle dimensioni degli strumenti musicali per avere delle risposte. Cerchiamo le risposte attraverso noi stessi, il nostro essere persone. La parola persona, di origine, latina indica “per – sonare” ossia suonare attraverso se stesso. Dalla parola persona deriva il termine personaggio. Prendiamo in mano una chitarra. Basta fare scorrere le dita della mano destra sulle corde per avvertire i moti vibratori nel braccio sinistro, nel corpo. Proviamo con un violoncello, con un contrabbasso. I corpi degli strumenti sono grandi, rispondono alle regole sulla risonanza, al rapporto: qualità delle frequenze – volume corporeo. In altre parole questo ci dice che una corda lunga per risuonare, ossia per essere udibile, deve essere disposta sopra ad una cassa armonica grande; una corda piccola deve essere posta su una cassa armonica piccola. Sono proporzioni matematiche. Sono le regole già note a Pitagora, al mondo antico. Poniamoci in ascolto di noi stessi. Pitagora ha capito e teorizzato, attraverso i suoi discepoli, che una corda tesa produce moti vibratori complessi, multipli del fondamentale. La ricezione di un solo suono, dato, nella contemporaneità, da fondamentale e armonici, è complessa come è complesso il suono stesso. Una sonorità grave comprende le sonorità acute (v. l’esempio degli strumenti arco virtualmente compresi uno dentro all’altro).

I suoni puri
In audiometria, nelle camere silenti, si utilizzano le frequenze pure, o suoni puri. In natura non esistono i suoni puri. Entriamo, a questo punto, nella parte umana di questa trattazione. Che cosa significa per ogni essere umano, ricevere dei suoni, dei timbri sonori? Ogni timbro sonoro, sia esso suono (la voce di qualcuno) o rumore, è la testimonianza della vita del mondo del quale tutti noi facciamo parte. Ogni timbro sonoro può essere fonte di conferma alla realtà, allarme o altro. Ogni timbro sonoro è caratterizzato dai suoi armonici. Senza suoni armonici otteniamo un suono puro che, in natura non può esistere, perché ogni suono, verso, rumore è caratterizzato dal suo timbro. Perché si utilizzano i suoni puri in audiometria? Perché il tecnico ha bisogno di avere risposte sicure. Come rispondono i bambini di fronte a sonorità che non esistono in natura?
Entriamo così nel mondo della musicoterapia umanistica: prendersi cura del mondo affettivo, emozionale del bambino. Ogni timbro sonoro è fonte di emozioni. Un suono sconosciuto quali emozioni può generare? Da più di trent’anni ormai è un dato di fatto che le risposte dei bambini sordi ai suoni degli strumenti musicali sono diverse dalle risposte in audiometria. Il gioco relazionale condiviso crea un tipo di partecipazione ed attenzione diverso dal quello che si genera in un laboratorio.

Corpo – Mente o corpomente?
Accostare una persona sorda ai suoni, alla musica, ponendola a contatto diretto con la cassa armonica di un pianoforte a coda, significa aver imparato ad apprezzare l’ascolto come qualcosa di complesso, molto complesso. Guardiamo un contrabbasso, la sua cassa armonica, il corpo del contrabbassista, in piedi con l’archetto in mano e domandiamoci se quelle sonorità così ampie e gravi possono passare soltanto dall’orecchio. Prendiamo fra le mani un timpano [2] per domandarci perché si chiama timpano, esattamente come il nostro timpano, la membrana tesa che si trova fra il condotto uditivo esterno e l’orecchio medio. Invece che picchiare sul timpano, lasciamo le mani con i polpastrelli appoggiati alla membrana e mettiamoci a parlare. Sentiremo le nostre voci scorrere sotto ai polpastrelli delle dita. Non si tratta del solito: “sentire le vibrazioni”, si tratta del fenomeno della risonanza, delle precise proporzioni fra il numero dei moti vibratori al minuto secondo (frequenza) e il volume di un corpo. Il nostro orecchio è specializzato a distinguere le formanti armoniche delle voci. La pelle delle dita ricevono i fondamentali dalla pelle del timpano. Il suono è fondamentale e armoni insieme. Produzione e ricezione dei suoni implica un parallelo di proporzioni fra i moti vibratori (fondamentali e armonici) e le cavità risonanti che ricevono (corpo e apparato uditivo). Nel mio ultimo libro “Leggere, scrivere, far di conto [3]” riporto l’esempio di una giovane donna sordocieca dalla nascita. Questa persona parla correttamente e conduce una vita di studio come i suoi coetanei. Ha imparato a parlare tenendo, fin dalla nascita, tenendo le dita appoggiate al collo della mamma e del papà.

“I polpastrelli di questa bambina sono membrane timpaniche poste sulle dita.
In effetti la membrana del timpano è pelle così come i polpastrelli delle dita sono pelle. Che cosa ne sappiamo noi della sensibilità della pelle di un neonato, di un lattante, di una creatura che scopre la vita attraverso il vibrare del corpo materno? I testi ci dicono che un cucciolo di mammifero se non è sottoposto alle leccate della madre, muore. Le leccate sono degli stimolatori del sistema nervoso centrale. Nella nostra cultura i bambini vengono lavati, accarezzati, massaggiati; il loro sistema nervoso viene sollecitato in questo modo. Le madri, mentre riempiono di cure il figlio, non pensano certo al suo sistema nervoso, amano il figlio e basta. L’amore è fatto di gesti, di carezze, di bagnetti e pomate, di voce che racconta, canta, culla, di momenti di ansia, preoccupazione, perfino paura di sbagliare ecc… Sono esperienze segnate nella storia di ciascuno di noi in modo così radicato e profondo da essere sottoposte all’oblio, alla dimenticanza. Nelle conferenze, nei libri si parla del bambino come di un oggetto che cresce secondo le tappe dello sviluppo. Il linguaggio è un altro oggetto di studio, uno fra i tanti canali della comunicazione.
Quando ci interessiamo alle tappe di sviluppo, al numero dei fonemi, al numero delle parole, in realtà di che cosa ci stiamo interessando?
Parliamo di noi stessi, delle nostre esperienze compiute attraverso emozioni che ci hanno fatto accogliere, gradire, diffidare, criticare, rifiutare eventi della vita. Anche le nostre dita avrebbero potuto rimanere sensibili alle onde vibratorie, alle formanti del linguaggio materno; non abbiamo conservato queste doti perché le nostre membrane timpaniche hanno svolto il loro lavoro compartecipando al convribrare di tutto il corpo.

I polpastrelli delle dita di questa bambina sono i suoi occhi.
Come hanno fatto i genitori ad ascoltare questa figlia, a non soccombere sotto il peso di “sordocieca?”?
La ragazza ha conservato nelle sue dita la sensibilità primitiva che unisce la mani con la bocca. Il lattante succhia il latte muovendo la bocca nel suo interno mentre le piccole mani e le dita sperimentano il calore del seno. Bocca e mani procedono insieme. Le dita di Federica hanno conservato e potenziato sensibilità originaria facendo vibrare il corpo della figlia attraverso quello della madre. Il corpo materno ha continuato ad accogliere e contenere il corpo della figlia attraverso il vibrare della voce materna. La risonanza originaria della prima orchestra ha continuato a convibrare attraverso le dita della bambina. Il convibrare originario è diventato il farsi della voce della bambina. Il vocalizzo si è fatto lallazione, parola attraverso il gioco scambievole del dialogo. La voce della bambina si è unita alla voce della mamma. Le dita e la bocca hanno giocato con il cibo e con la voce, con la scoperta sempre più ampia del mondo. Conoscere il mondo attraverso le dita (la ragazza è cieca); dare il nome ad ogni cosa presente nel mondo, ai gesti, alle persone attraverso dita (la ragazza è sorda). Le dita sono gli occhi. Le dita sono i timpani. Le dita sono l’apertura verso il mondo della lettura e della scrittura, verso la conoscenza, verso la cultura.
Questa ragazza è un’occasione per pensare, per crescere, per guardarsi le mani e chiedersi:
“A che cosa mi sono servite? A che cosa mi servono? Che cosa me ne faccio delle mie mani?”

Questa esperienza non ha bisogno di commenti. A conferma riporto il testo di una lettera che ho ricevuto recentemente, dopo la conclusione di un convegno svoltosi recentemente nella mia città:
“…...Ora ho 21 anni e sono venuta a fare musicoterapia da lei quando ne avevo 5 o 6 Il papà aveva interrotto gli incontri di musicoterapia perché non condivideva i nostri criteri terapeutici. La bambina, colpita dalla sindrome di Husher, era vivacissima, ricchissima di idee [4]. All’epoca ero ipovedente, ma dai 10 anni circa sono diventata cieca totale.
Prima di tutto, desidero ringraziarla di cuore per quello che è riuscita a fare per me.
Di quel periodo della mia infanzia ho un ricordo piacevolissimo, in particolare mi sono rimasti impressi tutti quei giochi di suoni e di colori, di ritmi e filastrocche (ricordo qualcosa che aveva a che fare con una palla rossa), e tante altre esperienze entusiasmanti e per me sorprendenti. Insomma lei mi ha fatto scoprire un nuovo mondo (fuori ma soprattutto dentro di me) e un nuovo linguaggio che ha stimolato in me una spiccata sensibilità musicale e, più tardi, la capacità di esprimermi anche con la musica. Probabilmente se i miei non mi avessero fatto fare questa esperienza con lei, io non avrei mai saputo di possedere una certa predisposizione verso lo studio della musica, in particolare lo studio del pianoforte. In questo momento sto preparando l’esame di armonia e quello di ottavo.
Ora frequento l’ultimo anno dell’istituto superiore per i Servizi Sociali.
E appunto ieri, venerdì 16 novembre, assieme alla mia classe quinta, ero presente al convegno dove lei ha parlato, durante la mattinata, del suo affascinante lavoro e di questo strumento "magico" che è la musica, un altro modo per comunicare e per approcciarsi al mondo reale… Vorrei poi ringraziare altrettanto cordialmente Simona [5], di cui ricordo gli abbracci e gli esercizi sul quel suo enorme pianoforte (almeno per me!). Grazie a voi, che nel vostro metodo curavate anche l’aspetto motorio, ho potuto esplorare, accanto al linguaggio della musica e della parola, anche la percezione fisica dello spazio che mi circondava, permettendomi di esprimermi e di comunicare anche attraverso il movimento, magari a tempo di musica”.

Si parla di musica senza conoscere il suono. Si parla di linguaggio verbale dimenticando che le vocali sono suoni, che le consonanti sono rumori o, al colmo dell’incredibile, sono silenzi.
A questo punto è arduo entrare nel tema musica-sordità perché:
- i suoni formano le parole;
- le parole non spiegano i suoni.

Nel 1838 il prete veronese che riusciva a far cantare i sordi di nascita, Antonio Provolo, scrisse: “Quando avrete fatto le grasse risate potrete dare udienza…“. Carol & Clive Robbins, nella loro dispensa Music for Hearing Impaired (Magnamusic-Bato 1980), con il fisico A. Boothroyd introducono con queste parole: “Musica per bambini sordi? E’ ridicolo!”.
Al musicista che conduce una persona sorda a contatto diretto con la cassa armonica di un pianoforte, è richiesto di imparare a leggere un nuovo tipo di partitura: la partitura vivente. La musicoterapia introduce questa novità. Ciascuno di noi è una partitura vivente, come scrisse Edith Stein [6]nei suoi studi sull’empatia. Il pianista riesce a farsi ascoltare dalla persona sorda se riesce a rivolgersi a lui attraverso le frasi musicali che crea suonando.
Suonare ascoltando / Ascoltare suonando
I sordi sono fortemente attratti dai suoni. Per quanto possa apparire strano i sordi insegnano in che cosa consiste l’ascolto. La consuetudine nelle verifiche audiometriche con le persone sorde (in particolare con i bambini) consiste nel verificare se “sente o non sente”. Questa consuetudine ne nasconde altre. Per esempio i sordi insegnano che non è vero che noi sentiamo soltanto con le orecchie. Da secoli queste informazioni sono diventate delle convinzioni. In effetti queste convinzioni sono pregiudizi. Siamo di fronte a qualcosa di molto grande, più grande di noi. Quando una persona, uno specialista, è convinta di qualcosa (per es: il sordo sente le vibrazioni), non è disposta al dialogo, non vuole mettersi in discussione. Figuriamoci se accoglie gli argomenti di chi spiega accostando le dita alla tastiera di un pianoforte o prendendo in mano un flauto dolce. I problemi veri nella relazione musica-sordità sono questi. Un bambino sordo è pronto a fare tutto. I suoi genitori sono pronti a credere in lui? Il lavoro terapeutico, graduale, progressivo, attento è rivolto verso i genitori perché imparino ad ascoltare i suoni attraverso la sordità del figlio. Per questo motivo ho dato spazio alle parole di due ragazze sordocieche. Ogni percepire è un evento soggettivo legato alle caratteristiche di ogni persona, al momento, alla relazione che si stabilisce fra le persone. Il mondo della musicoterapia è il mondo delle emozioni. Il mondo della comunicazione è il mondo delle emozioni. Da molti anni si rinnovano in me le stesse domande. Come mai i bambini sordi (non solo i bambini), amano e cercano i suoni? Come mai, in altri contesti, si comportano da sordi? Potrò mai apprezzare il nascere dell’ascolto in una persona sorda se, a priori, so già che non può ascoltare perché è sordo? La risonanza corporea è un dato di fatto reale che vale per tutti noi.

“L’ascolto spontaneo” Testo di Daniele Gambini [7]
Facendomi coricare sul pianoforte a coda mentre lei suonava ho cominciato a recuperare quella dimensione corporea che avevo dimenticato da quando avevo messo le protesi acustiche [8]. Sto scoprendo un modo di ascoltare molto bello, quello del “corpo vibrante” come lo definisce Giulia.
La conoscenza del mio corpo per suonare ascoltando meglio, l’unità delle parti che formano il mio essere, la consapevolezza di come rispondo al mondo circostante formano la mia più che rara, unica persona! Più vado avanti e più mi rendo conto di come il mio corpo è una continua scoperta di risorse e di emozioni. Per certi versi il mio corpo sente meglio senza protesi acustiche.
Sto suonando il quinto preludio del primo libro del clavicembalo ben temperato di Bach.
Se lo suono senza apparecchi odo tutti i miei movimenti corporei, odo il convibrare armonioso dei miei gesti con la musica. L’ascolto di se stessi comporta un controllo che porta ad un piacere di sensi completi sia nel corpo che nella mente.
La mia sete di suoni e di corporeità non fa altro che aumentare per l’armonia che si ricava.
Il contatto fisico mano-tastiera mi consente di essere un tutt’uno con i suoni, di essere attraversato da essi stessi.
Quando sono arrabbiato non c’è musica che tenga, è come se non sentissi niente, il disagio si manifesta anche nel corpo, soprattutto nel diaframma.
La scoperta dei piedi come ascolto della propria stabilità corporea dona sicurezza psicologica e padronanza di sé, mentre nel suonare i piedi sono un banco di prova per ascoltare senza protesi attraverso la vibrazione della materia dello strumento (anche se dipende molto dall’ambiente in cui è situato il pianoforte e dalla qualità del legno della cassa di risonanza).
La mia voce si sta aprendo sempre di più verso il grave, sto cambiando impostazione di timbro.
Il recupero della percezione corporea attraverso la musica è una continua scoperta, perché il suono è sempre nuovo.
Io ascolto anche così e dall’ascolto ho un apprezzamento di me stesso perché tutto parte dall’interno di me”.

I fondamenti teorici
Quanto ho esposto finora chiarisce in che cosa consiste l’agire in musicoterapia con persone sorde. Attraverso la risonanza corporea i bambini sordi si accorgono di qualcosa che investe il loro corpo. Non posso parlare di Risonanza Corporea staccandola dall’Improvvisazione Clinica al pianoforte. I due eventi vanno insieme. Una persona può anche stendersi sopra alla cassa armonica del pianoforte e non accorgersi di quello che accade dentro di lei, semplicemente perché il pianista non le sta parlando, sta soltanto suonando ed eseguendo qualcosa. Quante volte, nei film americani, abbiamo visto le attrici (a partire da Marylin Monroe), cantare seduti sul pianoforte e non accorgersi della risonanza? Per smuovere l’ascolto da “dentro” il musicoterapeuta suona osservando, scrutando leggendo la Partitura Vivente che ha davanti a sé. In contemporaneità abbiamo:
Risonanza Corporea
Improvvisazione clinica
Partitura Vivente

Questo non basta se non si arriva ad un “perché”.
Perché le persone sorde sono così attratte dai suoni? La risposta è la stessa che riguarda tutti noi. Perché il mondo dei suoni è il mondo dal quale proveniamo tutti. Il grembo materno è la Prima Orchestra che ha suonato ininterrottamente per tutti i mesi della gestazione. Prima Orchestra porta con sé il valore dell’evocazione, della provocazione (chiamare in favore di …), del ricordo, della Memoria Originaria. Le persone sorde ritrovano un mondo conosciuto, una memoria intessuta nel corpo dal momento del concepimento fino alla nascita. Il silenzio è venuto più tardi. Facciamo convibrare nuovamente il Corpo Vibrante e vedremo le persone incominciare ad accorgersi di un mondo che credevano perduto. Percepire indica “prendere attraverso” (per capio). Questo prendere attraverso se stesso riguarda tutti noi. Come dice Deepak Chopra, nel libro “Guarirsi da dentro” (Sperling Paperback 1997): “Il corpo è la casa della memoria”.

Note

[1Le casse armoniche che riproducono musica registrata e gli strumenti musicali elettronici, pur vibrando, non sono la fonte diretta delle onde sonore. Ciò che conta è la fonte sonora, il suono vero, dal vivo, i moti vibratori che coinvolgono il corpo, passano sotto alle dita.

[2si tratta di grossi tamburi che possono essere intonati. I timpani sono per lo più presenti nelle orchestre sinfoniche.

[3Armandoeditore, Roma 2007

[4Il papà non sopportava che noi valorizzassimo questi aspetti della personalità della figlia.

[5La dott.ssa Simona Colpani, fondatrice con me e con il dottor Mauro Scardovelli della musicoterapia umanistica. In particolare la dott.ssa Colpani ha creato la figura del coterapeuta Per informazioni www.musicoterapia.it

[6E. Stein (Breslavia 1891 - Auschwitz 1942), filosofa tedesca, santa. Studiò filosofia, psicologia, storia e germanistica presso l’Università di Gottinga. Allieva di Edmund Husserl, nel 1917 conseguì la laurea a Friburgo con una tesi sul Problema dell’empatia.

[7Daniele Gambini, laureato in musicologia, pianista e compositore. si è rivolto a me, all’età di 30 anni, perché voleva riuscire ad intonare la voce nel canto.

[8Per il periodo dell’adolescenza Daniele non ha portato gli apparecchi acustici. Si sentiva emarginato dai compagni. Non voleva che si vedesse la sua sordità.