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Musica e Professionalità - Interessante esperienza di laboratorio e concerto

Autore: Mazza Giulia

Gli orizzonti del vivere

Bergamo dal 26 al 28 ottobre

Giulia MazzaSulla pista servono le ali per decollare. Per sollevarsi serve l’aria presa nella rincorsa. La forza è data dalla potenza del motore, che si scalda con il fuoco, quello del carburante. Il nostro corpo è l’aereo che se resta a terra non vive, si deteriora, senza aver mai provato la bellezza di volare.
L’immobilità è innaturale, non si può tener fermo ciò che è fatto per muoversi, si possono danneggiare delicati meccanismi. Questa è la legge della vita.
Il nostro corpo si può fermare per un po’ nello studio, nella meditazione, ma poi il battito del cuore scandisce il tempo di vivere. E si accende alle passioni, come la fiamma di una candelina, come il carburante nel motore.
Il respiro ci porta alla vita dandoci il ritmo e non dobbiamo perdere la sua regolarità. Il pentagramma si riempie di note dove ciascun angolo di mondo trova il suo spazio. Senza questa vitalità non potremo mai sollevarci per arrivare alle nuvole del canto, della poesia e dell’arte, e non potremo mai osservare la vita dall’alto per vedere quanto è immensa.
L’immagine serve per rappresentare, in modo semplice, quello che si vuole esprimere. Ci serviamo troppo spesso di schemi razionali. Con l’aiuto di forme del pensiero a volte è più facile spiegare un’esperienza vissuta, soprattutto quando ha allargato i nostri confini.
È stato in occasione di un laboratorio musicale aperto al pubblico, che, in ciascun partecipante all’evento, si è espresso il desiderio di far conoscere a tutti le meravigliose cose imparate. Il lavoro è servito per dare, a tutti, la possibilità di conoscere gli orizzonti dell’essere liberi di essere tutto. Il laboratorio si è svolto con tecniche dell’improvvisazione musicale.

Scuola italiana di musicoterapeuti

La musica può aiutarci a ritrovare il nostro centro, la saggezza interiore, la nostra vera identità. Creare le circostanze per far in modo che questa esperienza possa cambiare la percezione di noi stessi e degli altri, rendendoci più aperti, empatici e flessibili. Di tutto questo si occupa la musicoterapia: lo studio del nostro essere è, in sostanza, formazione, crescita ed evoluzione, attraverso il ritmo musicale. Questi sono anche gli obiettivi della fondazione di una scuola italiana di musicoterapeuti, che ha riscosso a tutt’oggi enormi successi.
La prof.ssa Giulia Cremaschi Trovesi, presidente FIM, ha dato il suo contributo professionale gratuitamente in occasione di un laboratorio (durato tre giorni consecutivi a Bergamo) nel quale sono stati impegnati molti studenti di vari indirizzi, ragazzi disabili, professionisti e non, tutti uniti dalla passione per la musica.

Battito di mani
"Le pause sono molto importanti, è necessario fare silenzio, questo è un modo per …"

Le prime classi di giovedì accolgono gli studenti più giovani, "Ricordate che sono bambini …"- afferma la prof.ssa Cremaschi, ma i nostri piccoli sono bravissimi ad andare a tempo con le mani. Sono attenti, curiosi, flessibili, molto capaci. Il prof. Christian Guyot avanza con i suoi ritmi, e il suo insegnamento procede con un impatto carismatico nei confronti degli allievi. Picchiano i tamburelli, agitano i sonagli, tamponano i piatti, e poi seguono i rimbalzi della pallina mentre Christian ci gioca. Le pause sono molto importanti, è necessario fare silenzio, questo è un modo per farci capire in quale momento dobbiamo battere le mani, e quando invece dobbiamo smettere. Il silenzio ci inganna, attendiamo sempre il momento di far rumore, ma esso serve per prepararsi, e insieme bisogna battere le mani solo quando la pallina tocca a terra … Carpe diem. C’è poi il gioco contrario: tutti suonano e poi quando la pallina tocca a terra bisogna interrompere la pioggia di rumori al momento opportuno .. Chi non tace viene subito scoperto.

Il salto nei cerchi
"Salta benissimo,ascolta attentamente i suoni, mostra assoluto rispetto per l’esistenza di essi."

Il salto nei cerchi è un gioco preparato per i bambini delle scuole materne, è l’insieme dei primi passi che li conduce al ritmo musicale. All’ascolto di una nota emessa dal pianoforte, ciascun bambino, chiamato individualmente, è invitato a saltare nel cerchio successivo. I bambini sono vivaci, per loro l’ascolto è la prima cosa da imparare a distinguere dal sentire. I primi sorteggiati commettono dei piccoli errori: o saltano troppo presto, o sbagliano il percorso. L’ultimo, chiamato ad eseguire il gioco è un bambino sordo, portatore di apparecchi acustici retro-auricolari. Salta benissimo, ascolta attentamente i suoni, mostra assoluto rispetto per l’esistenza di essi. Per lui non esiste un suono che non possa essere ascoltato. Se non l’ha sentito non salta, ma aspetta il suo nuovo arrivo.
Arriva fino alla fine senza commettere alcuno sbaglio, e così l’esperienza ci insegna!
Impariamo a capire sempre di più la dovuta differenza fra la parola "disabile” e quella di “diversamente abile", quest’ultima, è la più opportuna da usare. Il bambino ci insegna il suo modo di ascoltare e ci fa riflettere sulle diverse modalità che esistono per apprendere la realtà.

Una realtà senza pregiudizi
"…non sente i pregiudizi della gente, per lui tutto ciò che può essere bello lo è senza limiti"

È il turno di Lorenzo, sordo anche lui, un bellissimo bambino che vive l’approccio alla musica con il pianoforte. La batteria lo incanta e i grandi lo appassionano, le prime note sono difficili, lui dice che siamo bravi, ma da piccoli facevamo ciò che sta facendo lui adesso. Riporta i nostri ricordi nell’immagine del presente.
Il suo modo di apprendere l’esecuzione sul pianoforte è molto simile a quello della maggior parte delle persone affette da sordità: lui guarda le note e poi i tasti, quello che può eseguire più velocemente lo sa a memoria.
La sua sensibilità, verso le cose della realtà che deve scoprire, gli regala molte emozioni. Le sue percezioni delle cose saranno spesso molto positive poiché, essendo sordo, non sente i pregiudizi della gente, per lui tutto ciò che può essere bello lo è senza limiti.
Un difetto fisico non prescinde l’essere di una persona, semmai può accadere il contrario.

Improvvisare…

L’improvvisazione musicale spesso non viene insegnata. Nei conservatori è esclusa, la scuola è accademica, radicata in un contesto culturale tradizionale che non risulta essere elastico per i nuovi campi del sapere.
Il sistema didattico difficilmente promuove il raggiungimento delle nuove frontiere sperimentali, e questo non permette una piena formazione. È una lotta che coinvolge soprattutto le persone migliori, quelle che non hanno abbandonato il proprio essere all’assurda superficialità delle apparenze.
La musicoterapia si manifesta in attività pratica, scopre la natura interiore del corpo e libera la mente. Lasciare a ciascuno la possibilità di esprimere se stessi, in virtù di tutto ciò che la vita offre. Nella musica abbiamo a disposizione delle note, e con quelle interpretiamo la nostra spiritualità: un essere che un po’ gioca con la vita, lasciandosi travolgere da emozioni, e un po’ trova la pista sulla quale correre. È un modo di esprimere il significato dell’improvvisare, ma non si escludono altre possibili interpretazioni.

Concerto al sax

Il lavoro del laboratorio musicale, nelle tre giornate a Bergamo, ha visto il contributo di molti ragazzi presenti e attivi per tutte le ore. Dal mattino alla sera le classi partecipanti seguivano a turni costanti, una dopo l’altra, le lezioni.
Per arricchire i momenti, spesso intervenivano il maestro Guyot: con le sue strepitose modulazioni ritmiche con la batteria, il musicista e compositore Daniele Gambini e il sassofonista Raffaele Saggese, un ragazzo con la sindrome di down. Il turno di Raffaele lo ricordano tutti: ci ha lasciati senza parole! Aveva tanto fiato nei polmoni che lo strumento sembrava fosse troppo piccolo per lui. Il suono usciva chiaro e pieno di armonia. Attraverso il sax ci ha mostrato la sua espressione interiore, questa è una cosa che noi siamo troppo abituati a fare solo o quasi sempre per mezzo delle parole. Raffaele si esprime con il sax: quello è un linguaggio vero e proprio.
Insieme a lui abbiamo provato la gioia di ballare mentre lui suonava il suo concerto.

I suoni ci fanno riflettere sull’origine dei fonemi

Spesso, per chi potrebbe trovarsi dalla parte di un pubblico che ascolta e osserva ciò che avviene sul palco, tutto ciò che viene presentato sotto il nome di improvvisazione musicale, può sembrare di difficile interpretazione logica o schematica. La musica che non è scritta da nessuna parte, ma che si genera sul momento, può sembrare frutto del caso o dell’inesperienza, quando invece si tratta di qualcosa che richiede molta preparazione. La dimestichezza con gli strumenti e il ritmo scandito dal nostro corpo, sono le basi che conducono alla creatività. Poi, attraverso le conoscenze, si intrecciano le combinazioni responsabili di creazioni talvolta incredibili. La prof.ssa Giulia Cremaschi era la nostra guida: per mezzo di accordi, di modulazioni e scale stendeva per noi il tappeto musicale su cui danzare.
L’inesperienza di chi partecipava, magari tenendo fra le mani un tamburello, era spinta dalla carica emotiva e quasi naturale che ora può essere spunto di riflessione: la musica è qualcosa di primitivo nell’uomo, la prof.ssa Cremaschi ci ha ricordato che la nascita della lettera "R" è avvenuta nel momento in cui gli uomini hanno cominciato a concepire il ripetersi di qualcosa. Il suono prodotto dal fonema è un continuo rimbalzare della lingua sul palato, il termine "ruota" è ancora più rappresentativo, la ruota gira su se stessa e ripete all’infinito i giri che può fare se messa in moto. Normalmente non riflettiamo sull’origine fonetica dei suoni e delle parole, ma farlo ci aiuterebbe a concepire la realtà come qualcosa di più legato al nostro istinto naturale, cercando di staccarci un po’ di più dal senso logico razionale che è il risultato di schemi mentali più complessi.

Per concludere, rivolgo un particolare ringraziamento all’invito che ho ricevuto da parte del presidente della F.I.M. di partecipare all’evento in laboratorio. Personalmente ho riscoperto che l’interesse per la musica si sviluppa continuamente su nuove esperienze, e ogni volta mette radici più profonde. La mente si apre di fronte alle scoperte e si raggiungono delle frontiere inaspettate.

01Durante questa esperienza ho potuto vivere quello che nella mia immaginazione restava imprigionato in un pensiero: ho eseguito un brano di Schubert, con l’esecuzione sul violoncello, sperimentando l’interazione con gli strumenti del trio. Accompagnata dal pianoforte e da una batteria ho provato il gioco degli sguardi fra gi interpreti: ciò significa ascoltarsi a vicenda, poiché quando suono il violoncello tendo ad avere uno sguardo abbassato sulla tastiera, con gli occhi mi aiuto a trovare le note che non posso sentire con l’orecchio, e contemporaneamente ho voluto far capire al pubblico che per me esisteva non solo ciò che eseguivo io, ma anche la melodia associata degli altri strumenti che si scambiavano le melodie.

La melodia del pianoforte mi ha attraversato profondamente, e in quel concerto a Bergamo ho sentito qualcosa di diverso, il violoncello disperdeva la sua voce lontano, era come se il suono fosse stato catturato dalla sala riempita dal pubblico numeroso. Il pianoforte era come un soffio di vento, che faceva volare le note.
Tutto era di una dolcezza indimenticabile, come i sorrisi che la gente si scambiava in quei momenti.

Giulia Mazza