PREMESSA
Ci sono differenti modalità di supervisione a seconda dei contesti di operatività della musicoterapia.
Il lavoro in musicoterapia implica una continua ricerca su se stessi, che può essere svolta nelle forme più adatte a ciascuno.
Tuttavia, già dai primi tirocini formativi, il futuro musicoterapeuta ha la possibilità di entrare nell’atteggiamento di "ricerca in se stesso".
TIROCINIO FORMATIVO
Il formatore e/o supervisore va direttamente nello studio del terapeuta e conduce la seduta insieme.
GRUPPO DI SUPERVISIONE INCROCIATA
Viene fatta in presenza di un supervisore F.I.M.
Un professionista in formazione porta un video all’interno del gruppo di colleghi. Ogni partecipante può esprimere il suo punto di vista. Il supervisore procede raccogliendo le differenti opinioni e conducendo verso la sintesi. I feedback proposti dai partecipanti aiutano a comprendere come sia facile passare dalla lettura alle interpretazioni. Il supervisore riconduce l’attenzione verso la lettura dei fatti.
Si tratta di un aspetto della formazione di gruppo, più che di una supervisione personale o sui casi.
SUPERVISIONE SUL CASO
Viene fatta da un supervisore F.I.M.
Il professionista porta un video e le osservazioni su un determinato caso sul quale vuole essere seguito durante tutta l’evoluzione o in particolari momenti di difficoltà. Può essere fatta singolarmente o in gruppo.
SUPERVISIONE PERSONALE
Il professionista in formazione porta in supervisione i suoi vissuti, le sue emozioni su un caso.
Lo scopo di questa supervisione è quello di sciogliere i propri meccanismi.
Si tratta di una supervisione psicologica, che può essere svolta da uno psicoterapeuta anche non musicoterapeuta, purché condivida la cornice teorica, il paradigma musicoterapico. Il supervisore, quando lo ritenga necessario, può invitare il musicoterapeuta a fare terapia su di sé, per risolvere i problemi propri.
SUPERVISIONE RECIPROCA
Essa avviene tra professionisti in formazione, in coppia od in un gruppo stabile. Previsto dal modello sistemico, serve a creare nel terapeuta una posizione meta (al di sopra delle parti).
C’è poi la condivisione con un supervisore.
AUTOSUPERVISIONE
Solo per chi vuole diventare supervisore.
Analisi dei propri video dopo la seduta o a distanza di tempo.
L’obiettivo in questo caso è quello di elicitare al proprio interno una parte meta, diventando supervisori di se stessi. In questo modo si incomincia ad imparare a fare supervisione ad altri terapeuti.
