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La musicoterapia umanistica per persone anziane e malati di demenza Altzheimer

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Francesco Delicati lavora con gli anziani

L’intervento di Musicoterapia Umanistica prende le mosse dal riconoscimento dell’unicità di ogni persona umana e del valore e della significatività che ogni vita rappresenta, anche quella vicina all’età della morte e quella colpita da malattie devastanti come l’Alzheimer.
Mettere al centro del lavoro di musicoterapia la persona anziana o affetta da demenza, intesa nella sua globalità di corpo-mente-anima significa che:
- va considerata come un individuo senza uguali, un essere unico, irripetibile, non totalmente definibile (Abraham Maslow);
- ogni essere umano è prezioso indipendentemente dal suo grado di disorientamento (Naomi Feil);
- esiste una causa dietro il comportamento delle persone molto anziane e disorientate (Naomi Feil);
- occorre dare senso ai comportamenti insensati e alle stereotipie, che vanno considerati come tattiche di sopravvivenza: l’arte di vivere è fondata su un’innata sapienza del corpo ed è governata dal principio del piacere, che assume compiutezza umana nel compiacimento e nell’agire porta all’accomodamento (Milton Erickson);
- vanno utilizzate le potenzialità della persona e vanno considerati i suoi sintomi non solo come il segnale di una sofferenza o come manifestazioni di patologia, ma come il risultato di risorse bloccate e anche come strategie di comunicazione, come un mezzo di comunicazione e un messaggio dell’inconscio (Milton Erickson).

Nessuna teoria, neanche la migliore, può pregiudicare il destino di un uomo. Questa affermazione rimette al centro dell’indagine e del fare terapeutico la persona, mentre la teoria diventa solo una "mappa" per conoscere meglio l’oggetto della conoscenza. L’importante è capire che la "mappa" non è il "territorio".
Diceva K. G. Jung: "Il terapeuta deve ricordarsi che il paziente è lì per essere trattato e non per verificare una teoria". "La cosa importante non è l’invecchiamento, ma l’uomo che è vecchio". "La cosa importante non è la malattia, ma l’uomo che ha la malattia". In questa prospettiva la scelta di un metodo non dipende dal suo valore intrinseco, ma dalla sua efficacia nei confronti di un dato individuo in un dato momento.

Il modello di Musicoterapia Umanistica si basa sulla RELAZIONE, sull’ascolto empatico, sull’accettazione incondizionata dell’altro per come è nel momento presente e sull’utilizzo del suono e della musica come mezzo per scoprire e sviluppare i potenziali e le risorse della persona.
Si parte dal presupposto che ogni persona abbia in sé tutte le risorse necessarie per adattarsi all’ambiente. C’è una sostanziale fiducia nella persona che ha dentro di sé le potenzialità per superare le difficoltà nelle quali si trova e di venirne fuori. (Rogers, 1961).
Ciò è possibile quando "l’agire del musicoterapeuta attua l’ascolto empatico": il musicoterapeuta si pone all’ascolto dell’altro per cercare di scoprire come l’altro viva la realtà, cercando il senso del suo modo di essere e di comportarsi, andando a ricercare non ciò che manca, ma quello che c’è. Suo compito è di suonare "dialogando" con le persone di cui si prende cura.

La risonanza

Convibrare con l’anziano e il malato d’Alzheimer
La persona anziana ricoverata vive dentro di sé una sorta di "frammentazione del sé", con sofferenza, sensazione di perdita, disorganizzazione, depressione.
Anche la persona demente vive dentro di sé una situazione di "disintegrazione" e di "frammentarietà" che la porta ad una fragilità nella vita affettiva e sociale e ad un’instabilità piena di ansia e angoscia.
In termini musicali l’invecchiamento associato al ricovero e la Malattia di Alzheimer rappresentano la rottura di un ordine, la rottura di un’armonicità della persona. Attraverso la musicoterapia ci si può relazionare con la persona e riuscire a ritrovare l’ordine che sembrava perduto. Non si tratta di intervenire per o su una patologia; ci si relaziona con la persona. Tutto accade nella reciprocità, nella relazione, nel rispetto.
La comunicazione autentica presuppone comprensione, risonanza da parte di un altro essere umano. Essa costituisce la fonte primaria della sensazione di sicurezza derivante dalla conferma del Sé.
L’essere umano è il primo strumento musicale. "È l’uomo corpo vibrante di onde che non sono mai soltanto sonore, bensì sonoro - tonico - comunicativo - emotive" (Giulia Cremaschi).
Possiamo supporre una convibrazione con qualcosa di profondo come schemi motori, o di pensiero, emozioni, memorie. La risonanza ripropone alla persona anziana e demente il mondo di emozioni impresso nella sua memoria che il quel momento sta riaffiorando. La risonanza coinvolge e compenetra. Essa è la relazione che fa ritrovare un mondo che è in noi, è una relazione che non frammenta l’uomo nelle sue parti, ma lo rinvia alla sua unicità e originalità.
Nei momenti in cui la persona anziana e demente ascolta, canta e fa musica con gli strumenti musicali, ritrova in un modo naturale, con tutta se stessa, una sensazione di unità. A questa integrazione corrisponde un dinamismo vitale che si traduce nella persona in una certa pienezza d’essere, una certa armonia e unità di vita affettiva, intellettiva e sociale.

Il dialogo sonoro
La musica è usata per influenzare direttamente il corpo, i sensi, i sentimenti, i pensieri o i comportamenti del paziente anziano e demente. Quindi il terapeuta "diventa una guida, colui che facilita, un ponte che porta il paziente in contatto terapeutico con la musica." (K. Bruscia).
Il modello musicoterapeutico principale, integrato da altre tecniche, è quello del "dialogo sonoro" (Mauro Scardovelli). Esso è un particolare tipo di interazione in cui vengono amplificati ed evidenziati attraverso il linguaggio sonoro certi aspetti della comunicazione:
- sintonizzazione sul piano temporale - ritmico - energetico;
- precisione nei tempi di risposta;
- equilibrio tra familiarità e novità nella variazione;
- creatività nella produzione di nuovi messaggi.
Tre sono i momenti fondamentali del Dialogo sonoro:
- matching: il ricalco, combaciamento o sintonizzazione di alcuni aspetti della fisiologia (respirazione, tono posturale, gestualità) e del tono emotivo della persona;
- pacing: letteralmente andare al passo con la persona assecondandola;
- leading: guidare o condurre la persona in una nuova direzione.

Metodologia
- L’approccio metodologico si basa primariamente sulla creazione di una relazione empatica con i singoli e col gruppo, basata su un rapporto di FIDUCIA e un’accoglienza calda e incondizionata. Particolarmente importante è creare un’atmosfera disinvolta, centrata sull’ironia, la gioia e il buonomore.
- A questo scopo la seduta non è mai rigidamente strutturata, ma "fluisce liberamente … momento dopo momento e permette al processo terapeutico di svolgersi fenomenologicamente" (K.Bruscia). L’attenzione costante alle risposte e ai segnali che provengono dal singolo e dal gruppo orienta il musicoterapeuta nella scelta dell’attività da proporre, ispirandosi a ciò che i malati suggeriscono e seguendo le "direzioni" che loro propongono (il loro progetto). Viene accolta in primis la proposta del soggetto che viene ampliata ed arricchita in uno scambio reciproco tra paziente e musicoterapeuta.
- Il lavoro è centrato sulle "parti sane" dell’anziano e del malato di demenza di cui vengono valorizzate tutte le potenzialità fisiche e intellettive residue: si parte da ciò che alla persona piace fare e da ciò che sa, puntando a mete accessibili nelle quali possa sperimentare una riuscita gratificante.
- L’intervento musicoterapeutico punta a mete accessibili nelle quali le persone possano sperimentare una riuscita gratificante, e guarda alla globalità della persona (coinvolgimento di tutti i sensi, fantasia, movimento, emotività, funzioni cognitive) e di conseguenza utilizza tutte le potenzialità del linguaggio musicale: canto, ascolto, movimento, suono degli strumenti, danza.
- Vengono proposte "situazioni significative" attraenti per gli anziani e i malati dementi, capaci di attivarne la curiosità l’interesse e la motivazione e di favorirne la partecipazione in prima persona.
- C’è adattamento e personalizzazione della tecnica e delle proposte ai bisogni delle persone.
- Tutto ciò che avviene all’interno dell’incontro a livello musicale o relazionale è valorizzato come elemento di un "processo"; in questo senso il prodotto estetico finale ha una valenza molto relativa.
- Nel lavoro in gruppo si punta da una parte sulla socializzazione e sullo scambio comunicativo tra i membri del gruppo (che sentano di non essere soli), e dall’altra sulla valorizzazione del singolo nel gruppo stesso (l’approccio è personalizzato): la finalità è quella di farlo sentire utile e accettato.
- Viene favorito il contatto corporeo: il musicoterapeuta sfiora e tocca le persone, li fa sedere molto vicini e lui stesso si avvicina molto alla soglia della riservatezza; inoltre viene favorito il contatto con lo strumento musicale.

Struttura degli incontri
Ogni incontro è concepito come un tempo ed uno spazio sonoro-musicale e relazionale nel quale, una volta fissate le coordinate di base (rappresentate dalle attività musicali) accadono degli eventi, si fanno degli incontri, si creano relazioni, si mettono in movimento energie. L’incontro, quindi, è una struttura dinamica che ha un inizio, uno svolgersi ed una fine; in esso l’elemento ritmo rappresenta l’acme, il momento della messa in circolo di energie, del movimento corporeo, delle emozioni.
In termini musicali, il percorso nelle sue grandi linee prevede un passare dalla melodia al ritmo e ritorno e un utilizzare brani musicali caratterizzati da pulsazione lenta per arrivare gradualmente a brani ritmati, con un aumento della velocità e concludere con un ritorno a tempi lenti.
In termini di movimento ciò significa passare dallo stare fermi al muoversi sempre di più, coinvolgendo progressivamente tutte le parti del corpo, mettendosi in gioco ed appropriandosi della musica con il movimento del corpo intero, da seduti allo stare in piedi.
In termini spaziali si passa da un uso limitato ad un uso ampio dello spazio.
In termini di energia emotiva si passa da un coinvolgimento emotivo e affettivo contenuto ad un coinvolgimento intenso per ritornare a un coinvolgimento misurato.

Linee di intervento e presupposti metodologici
- Cercare di ricreare il clima delle "veglie" serali del passato, quando attorno a un focolare si andava a veglia presso una famiglia di amici o parenti e ci si intratteneva con racconti, canti e balli; ripristinando in qualche modo l’atmosfera del contesto/ambiente familiare e sociale in cui i canti furono appresi, fruiti, o sperimentati, si poteva consentire alla persona anziana e disorientata di ritrovare una modalità di intrattenimento più consona alla sua storia e ai suoi bisogni e rendere più facilitante il richiamo, il ricordo o il riapprendimento delle pratiche musicali come canto o ballo;
- offrire un menù vario di attività musicali, in modo da assecondare e di andare incontro alle esigenze di ogni componente del gruppo;
- Prevedere una progressione nelle proposte: da attività musicale iniziale più calma e con minore coinvolgimento (l’ascolto di musica registrata) ad attività più coinvolgente e partecipante (il cantare in gruppo) per proseguire verso esperienze musicali sempre più coinvolgenti, sia a livello fisico che emozionale (il suonare strumenti a percussione, le sequenze ritmiche o la danza, l’improvvisazione strumentale) sempre più coinvolgenti sia a livello fisico che emozionale, per chiudere con un ritorno ai tempi lenti dell’inizio.
L’obbiettivo è quello di favorire la partecipazione e l’espressione delle persone, facendole entrare gradualmente nel clima dell’attività.
- Partire dall’informale per arrivare alle regole, allo strutturato: si parte da una situazione informale, non costrittiva, senza precise consegne o regole, lasciando che le cose accadano da sole, e che le persone reagiscano liberamente agli stimoli della musica; i loro spunti, stimoli o reazioni vengono raccolti dal musicoterapeuta, e "rilanciati", in modo amplificato, riproposti in una forma più strutturata, secondo il metodo di intervento del dialogo sonoro.

Attività musicali
Un programma di lavoro di musicoterapia prevede molteplici attività musicali per assecondare le esigenze e i bisogni di ogni persona che frequenta il piccolo gruppo.
Nel lavoro vengono integrate tecniche attive e ricettive, tra cui: il canto di canzoni del repertorio della musica leggera e popolare, l’ascolto di brani musicali, l’associazione musica/movimento (dal rilassamento fisico, ai gesti liberi o strutturati in sequenze ritmiche, al ballo libero e alle danze popolari) l’improvvisazione strumentale. Queste attività musicali (integrate anche da terapia del ricordo e da attività extra-musicali) vengono usate singolarmente o in combinazione tra loro, a seconda dei soggetti, dei loro bisogni e degli obbiettivi da perseguire.

Strumenti di lavoro
Per lo svolgimento dell’attività è necessaria una dotazione di strumenti musicali a percussione (strumentario Orff): claves, triangolo, maracas, tamburi, piatto sospeso, piattini, maracas, xilofono, wood-block, sonagli....
Inoltre, anche material euritmici e oggetti (palla, stoffe, corda, foulards), oggetti della quotidianità, utensili della cucina, barattoli, vecchi strumenti musicali, oggetti del passato, materiali vari.
Il musicoterapeuta fa uso di chitarra, fisarmonica, pianoforte, strumenti a fiato (flauti, clarinetto,…) strumenti a corda (violino, viola,…).

Lavoro di gruppo
In genere l’intervento di musicoterapia con anziani è di gruppo, con un numero di persone che varia dalle 10 alle 15 unità.
Anche l’intervento con malati Alzheimer è di gruppo (dalle 5 alle 12 unità che vengono sottoposte a valutazione neuropsicologica). In alcune situazioni viene prevista una selezione di pazienti attraverso l’applicazione di criteri di inclusione determinati da strumenti operativi (ad es.: Mini Mental) il che comporta la costituzione di gruppi più omogenei a livello di malattia (ad es. tutti di grado "lieve-medio"). Tuttavia, anche il lavoro con gruppi "disomogenei" a livello di malattia, pur comportando difficoltà, risulta comunque creativo e sempre pieno di sorprese, proprio perché è "ricca" l’esperienza umana.
L’intervento individuale in genere non viene richiesto dai committenti. All’interno di lavoro di gruppo è comunque possibile attuare interventi individuali. E comunque a chi fa musicoterapia di gruppo sono richieste delle competenze particolari.

Frequenza degli incontri
Un incontro a settimana, per la durata di un’ora-un’ora e mezzo, a seconda della gravità della malattia di demenza.

Luoghi e setting
Case di riposo per anziani, case protette e centri diurni per malati Alzheimer.

Collaborazione con l’équipe multiprofessionale
Nelle case di riposo per anziani sono previsti incontri di verifica e di monitoraggio del lavoro con le altre figure professionali, come geriatra, assistente sociale, educatori, animatori ed assistenti.
Nei centri diurni Alzheimer della U.S.L. ogni mese è previsto un incontro di verifica con le altre figure professionali che operano con lo stesso paziente.

Collaborazione con le famiglie
Il rapporto con i familiari è auspicabile proprio perché la visione e la stessa partecipazione al lavoro consente ad essi di verificare la validità del trattamento e in alcuni casi offre l’opportunità di "scoprire" aspetti del proprio anziano o malato inaspettati e sorprendenti. Occasioni concrete per far questo sono: l’incontro iniziale per la raccolta dei dati e delle informazioni sulla storia sonoro-musicale del soggetto, le feste e gli incontri conclusivi dell’attività, che risultano più efficaci delle parole per mostrare e monitorare i cambiamenti intervenuti.
In un’ottica sistemica, vengono condotti piccoli gruppi di musicoterapia per familiari e malati Alzheimer (2-3 famiglie) e gruppi di musicoterapia e consueling per caregivers (familiari impegnati nell’assistenza a malati di demenza). Tali gruppi hanno ricadute ed effetti positivi nelle persone, sia nel rapporto con il proprio malato, sia nella gestione e nel vissuto della malattia stessa.

Credits
HCE web design
Traduzioni Chiara Meloni