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Il desiderio della parola - La natura fenomenologica del linguaggio

Armando editore, Roma 2010

Grazie all’esperienza di tirocinio, l’Autrice ha avuto l’opportunità di conoscere e oservare i bambini che frequentano lo studio A.P.M.M. (Associazione Musicale e Musicoterapia - Giulia Cremaschi Trovesi). Sono bambini con diversi tipi di disagio: autismo,, sordità, disturbi del linguaggio, sindromi particolari, ecc. Due di loro hanno vissuto nel silenzio fino ai 6 anni e secondo le diagnosi non avrebbero più potuto aprirsi al mondo del linguaggio. Adesso, invece, non solo parlano, ma cantano, ridono, giocano, sono "con gli altri", mostrano l’impegno e la voglia di scoprire e d’imparare. Da qui l’interesse ad approfondire il tema del linguaggio e il motivo del titolo: Il desiderio della parola.
Se per Carlo Sini "la conoscenza passa attraverso il riconoscimento", il linguaggio verbale non è affatto qualcosa di arbitrario, bensì nasce nel dialogo.
La musica, spesso legata al mondo del divertimento, dell’irrazionale, attraverso il dialogo sonoro e l’improvvisazione clinica diventa il mezzo per esprimere le emozioni, attraverso giochi sonori tutt’altro che casuali. La voce è in continuo movimento per le emozioni che sono alla base della comunicazione: senza un’azione comune non c’è relazione e se non c’è relazione non può sorgere il dialogo.
In questo senso la costruzione del rapporto di fiducia in musicoterapia si basa sull’epochè fenomenologica, sulla sospensione del giudizio e sull’accettazione incondizionata, poichè il suono giunge, avvolge, coinvolge il bambino senza chiedergli nulla in cambio. Nel "fare musica", nell’alternanza di silenzi, suoni, ritmi, si creano attimi di attesa, di ascolto, da cui il musicoterapeuta costruisce in modo soggettivo il dialogo, cosicché l’ineffabilità dl linguaggio si disvela nel desiderio della vita.