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PubblicazioniFreschi ricordi…di antiche storie, tratto da un articolo apparso su "Il giornale di Vicenza"
Sto guardando il telegiornale di mezza giornata e ascoltando la recensione delle pellicole in concorso alla mostra del cinema di Venezia.
Divertito, il cronista racconta l’avventura del protagonista del film "Pranzo di Ferragosto" con quattro esilaranti vecchiette, peraltro simpaticissime attrici improvvisate.
Subito drizzo le orecchie e rivado indietro con la mente al giorno del mio ferragosto quando, senza reali buoni propositi, mi sono trovata anch’io con alcune gagliarde vecchiette nella Casa di Riposo dove, in veste professionale, svolgo attività di musicoterapia con gli anziani.
Ohimè! Che fare nel giorno tanto sospirato dell’anno in cui tramutarsi in uccel di bosco è quasi d’obbligo?
Preso atto che le aspirazioni vacanziere del riverito coniuge non oltrepassano la staccionata di casa, e cocciutamente intenzionata a spiccare il volo, o meglio, il salto dell’"olio Cuore", provo ad immaginare chi possa avere un destino ferragostano più tristo del mio.
Non ci vuole troppa fantasia: le nonne della Casa di Riposo!
Inforco la bicicletta e parto a razzo, sotto la calura pomeridiana, diretta all’antica villa che le ospita.
Strada facendo mi assale il dubbio che, persino loro, siano a spaparanzarsi in qualche paradiso tropicale venendo meno al proprio dovere di povere vecchie, tristi, sole e abbandonate.
Ma no! Eccole lì, all’ombra delle magnolie, tranquille e silenziose, a godere del fresco ristoro di queste frondose antenate.
Spalancano occhi ed occhiali al mio arrivo, ed io, per creare un po’ di suspense, simulo un tentativo di collisione tra la loro "carrozzeria" e la mia vetusta bicicletta, che di anni ne fa quasi quanti loro.
Ridono di gusto e mi offrono un posto nel parcheggio, pardon, in panchina, quindi, desiderose di ascoltare le ultime "novità da Parigi", mi catturano senza possibilità di scampo.
Rispondo alle domande nel modo più esauriente possibile poi, per "par condicio", rivolgo la mia curiosità alle loro storie e ai loro racconti, che per me sono dei veri e propri pezzi "d’antiquariato" di pregevole fattura.
"Lady Marion", per esempio, era la cameriera di fiducia di una nobile famiglia vicentina e, al seguito dei suoi padroni durante le "Smanie per la villeggiatura", ha calpestato il suolo delle più rinomate località italiane ed estere: Cortina, Lido di Venezia (Hotel "2Excelsior"!), Roma, Svizzera, Parigi…
Guardo questo candido visetto che odora ancora di arsenico e vecchi merletti con malcelata invidia!!!
Mansione principale di "Lady Marion" era quella di governante degli aristocratici figlioli e per questo, durante l’intero anno scolastico, viveva a Venezia con metà della servitù, in uno di quegli antichi palazzi affacciati sul Canal Grande che noi plebei ammiriamo, invece, da fuori e con il naso all’insù.
Benché abbia superato di gran lunga l’ottantina, non si sono mai assopite in lei quelle apprezzate qualità d’un tempo e, con occhio acuto e professionale, controlla giornalmente le ospiti, a suo dire, troppo "disordinate", affinché rassettino capelli e abiti in modo più consono alla loro dignità.
Maestra di bon ton, non tollera sciatterie!
Nel frattempo, parla tu che parlo anch’io, la gola dà segni di disidratazione.
Proprio di fronte all’entrata della villa è stata inaugurata, recentemente, una gelateria: che sia una mossa strategica per invogliare questi canuti dirimpettai, sempre in lotta con diabete e obesità, a trasgredire alle ferree diete imposte dal "sistema"?
«Una volta non si mangiava perché non ce n’era, adesso non si può perché siamo "dolci" e grassi: ma non sarà mica giusto!» borbotta la "dietetica" nonnetta accanto a me.
A dire il vero, non mi sono mai permessa di far uscire chicchessia dalla Casa di Riposo, però questa volta la trasgressione mi tenta: "Che ne dite di un bel viaggetto al di là della strada per un fresco e dissetante gelato?".
Mi preme puntualizzare che "Offro io!".
Alcune signore scattano (si fa per dire) in piedi e, tutte a braccetto, ci dirigiamo verso l’uscita. Mi guardo intorno con circospezione: le suore sono sempre molto vigili e non so valutare la loro reazione di fronte a questa, per me assolutamente innocua ma per loro sicuramente riprovevole, "evasione".
Difatti sbuca, da dietro l’angolo, un melodioso salmodiare proprio nel momento in cui, ferme sulle strisce pedonali, stiamo per attraversare la strada.
"Non si fidi di portarle in giro, signora, ci sono le macchine!" Il tono è volutamente gentile ma chiaramente esplicativo.
Consapevole della responsabilità che mi assumo, scruto l’orizzonte con occhio di falco: il traffico caotico della statale è ridotto ad un motorino, una bicicletta e a quattro vecchiette (ma sì, mi ci metto anch’io) che, a passo di lumaca, si dirigono verso l’El Dorado.
Le nonne scelgono con molta parsimonia i gusti esposti, poi, fatte accomodare ai tavolini del locale, le lascio godere gelato e "aria di libertà" per lunghi minuti.
Chi frequenta gli anziani deve lasciare a casa la fretta, le ansie, i malumori e ridimensionare "tempo-spazio-energia" abituali.
Purtroppo, il mio proposito di dedicare a loro adeguato "tempo-spazio-energia" naufraga miseramente a causa del pomeriggio azzurro, troppo azzurro per me improvvisamente virato in un grigio piombo che tuona, oltre la vetta del campanile, per avvisarmi di riprendere alacremente la strada del ritorno pedalando più a razzo di come ero partita.
Alessandra Vignato