AMBITI DELLA SUPERVISIONE
Gli ambiti che vengono tenuti in considerazione sono congrui con i criteri della preparazione professionale e della formazione. Questi ambiti si suddividono in cinque aspetti principali:
supervisione aspetto educativo;
supervisione aspetto corporeo;
supervisione aspetto culturale;
supervisione aspetto professionale;
supervisione aspetto personale.
Per ogni aspetto sono previste un minimo di 10 ore, per un totale di 50 ore nel percorso formativo di musicoterapista, e altre 50 per il raggiungimento del titolo di musicoterapeuta. Inoltre 50 ore sono previste per il raggiungimento del titolo di coterapeuta. Il totale complessivo delle ore di supervisione è pari a 100 ore.
La supervisione, oltre che essere prevista durante i percorsi formativi, è anche strumento per la formazione permanente. In questo caso si richiede almeno una supervisione all’anno con uno dei supervisori F.I.M.
Essendo la supervisione un’occasione di crescita personale e professionale ha carattere permanente, anche per i fondatori stessi dei vari modelli.
Gli incontri di supervisione rispecchiano i criteri con i quali si è svolta la preparazione e formazione professionali. Possiamo identificare i seguenti aspetti: Aspetto educativo, corporeo, culturale, professionale, personale. Per ogni aspetto sono previste un minimo di 10 ore, per un totale di 50 ore nel percorso formativo di musicoterapista conseguito durante il percorso scolastico, ed altre 50 per il raggiungimento del titolo di musicoterapeuta.
ASPETTO EDUCATIVO
Far emergere le doti che sono insite in ogni professionista perché possa metterle in atto superando le barriere dei preconcetti e dei pregiudizi che condizionano la lettura del presente.
L’appoggiarsi a tecniche, pratiche, schemi di riferimento, come unica possibilità di azione tende a rassicurare e non permette di attingere alle risorse interne. Si rischia di cadere nella propria visione del mondo come unica visione possibile.
Questo è prevedibile in un professionista in formazione e comunque sempre possibile.
Il supervisore accompagna il professionista all’interno di se stesso senza giudizio. Le qualità che vanno incoraggiate, pertanto, saranno l’apertura, la creatività, la ricettività, la curiosità e soprattutto l’atteggiamento di ricerca. Perché queste qualità emergano e vengano sviluppate è necessario un adeguato percorso formativo (pedagogico, musicoterapico, corporeo, professionale, personale) ed una adeguata supervisione.
Se desideriamo facilitare la crescita e l’evoluzione di altri esseri umani in difficoltà, sarà bene che provvediamo a facilitare prima noi stessi ed i terapeuti in supervisione (congruenza). Anche nella supervisione, quindi, l’attenzione sarà focalizzata nel dare supporto (base sicura, assenza di giudizio, trasparenza...) perché avvenga un processo di consapevolezza.
Le soluzioni musicali, ossia l’improvvisare al pianoforte in vari modi possibili, scaturisce da una profonda lettura della corporeità.
ASPETTO INERENTE LA CORPOREITÀ
È compito del musicoterapeuta leggere la Partitura Vivente che sta davanti a lui.
"Il nostro corpo, a cominciare dal nostro volto (sguardo, fronte ecc.) è come una Partitura Vivente sulla quale sono scritte ben precise note musicali che possiamo chiamare "impronte del carattere" (E.Stein).
Leggere la corporeità dell’altro (empatia) presuppone la conoscenza e il rispetto del proprio corpo. Toccare l’altro significa essere toccati dall’altro: nel contatto diretto raccontiamo noi stessi all’altro ed al tempo stesso l’altro ci ricorda di noi.
Suonare è consentito da gesti corporei che trovano la loro punta dell’iceberg sulla punta delle dita. La sonorità adeguata ad una situazione comunicativa parte dall’appoggio del piede. Tutta la corporeità dà o toglie il respiro nel consentire o soffocare una sonorità.
ASPETTO CULTURALE
La musicoterapia è fondata sul "fare musica". I fondamenti epistemologico - musicali sui quali è fondata la musicoterapia umanistica consentono di apprezzare e trovare il senso musicale nei gesti apparentemente più semplici o addirittura banali.
L’improvvisazione clinica toglie il rischio di far cadere nel banale un gesto importante per la persona (questo è il senso del preconcetto).
Ecco perché il musicoterapeuta sviluppa in modo crescente la capacità di conservare a lungo un’attenzione profonda. Il supervisore è presente perché il professionista impari a tener vivo questo tipo di atteggiamento terapeutico.
ASPETTO PROFESSIONALE
Come porsi in relazione con i genitori, con gli insegnanti, con altri professionisti ecc. Trovare un linguaggio comunicativo per esprimere quei valori umani insiti negli eventi in musicoterapia affinché possano essere compresi dagli altri.
ASPETTO PERSONALE
Intraprendere la strada per conoscere se stesso, verso la conoscenza di aspetti della propria personalità ancora inesplorati. La presenza del supervisore è una tutela nei confronti di possibili rischi (visioni limitanti, preclusione di possibilità di crescita, abbandonarsi all’esibizionismo centrando la propria attenzione su se stessi e non sull’altro, o alla rinuncia musicale...) per trovare un equilibrio interiore.
Un altro modo per perseguire tale scopo è il modello di osservazione, tipico della ricerca – azione e della pratica clinica umanistica:
si osserva mentre si agisce, si agisce mentre si osserva;
ci si coinvolge, si entra in empatia senza identificarsi;
si osserva se stessi mentre si compie l’azione.
Lo scopo fondamentale del lavoro di supervisione è quello di diventare consapevoli dei propri filtri percettivi e dei propri stili di ascolto e comunicazione, e di disattivare gradualmente i meccanismi collegati alla propria dinamica caratteriale ed emotiva.
