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ARTITERAPIE: LA MUSICOTERAPIA UMANISTICA A.P.M.M.

MUSICOTERAPIA, ARTE DELLA COMUNICAZIONE

Fondamenti Teorici

Che cosa insegnano la storia e, a maggior motivo, la preistoria?
I reperti archeologici provenienti da differenti parti del mondo, documentano la presenza di strumenti, di attività musicali, nella storia dell’umanità. Perché sono sorte manifestazioni musicali, con quali scopi? Più andiamo indietro nella storia e nella preistoria più prendiamo atto che la vita degli esseri umani era in costante pericolo.
Perché gli esseri umani hanno creato un agire attraverso il canto, la musica, le danze?

La mitologia lo spiega attraverso la figura di Mnemosyne, la madre della Muse, figlia di Urano (il cielo) e di Gea, (la Terra). Mnemosyne dona agli uomini la memoria. Le Arti aiutano anche a dimenticare per alleviare le sofferenze.
Ai nostri giorni valgono gli stessi principi. Tutto quello che ha a che fare con sentimenti ed emozioni diventa la fonte da cui scaturiscono le arti e i linguaggi. In altre parole proporre la musicoterapia è accorgersi che “…non c’è nulla di nuovo sotto il sole”. Musicoterapia significa conoscere per diventare abili e competenti al fine di creare proposte valide per accogliere sentimenti ed emozioni, valorizzare se stessi, saper interagire con gli altri, con il mondo, con se stessi. In altre parole l’ontogenesi ripercorre la filogenesi.

“La parola CULTURA esprime un concetto che si è sviluppato presso popoli agricoltori e che, all’origine, riguarda le coltivazioni della Terra e le colture dei prodotti naturali….Probabilmente gli stessi coltivatori hanno ampliato il concetto del termine non solo per la “Madre Terra” ma anche per i “Figli della Terra” nel senso della coltivazione che fa fiorire le facoltà umane…” (E. Anati “Le radici della cultura” Jaka Book, 1995).

“UOMO; ESSERE NEL MONDO”

La fisica acustica attraverso la stesura dei principi elaborati mediante l’osservazione di dati reali, sancisce i fondamenti teorici della musicoterapia.

Interagendo con PERSONE (bambini o adulti, non ha importanza) con caratteristiche, esigenze, bisogni, comportamenti differenti e personali, è stato possibile constatare che l’ascolto non è qualcosa di scontato. Ascoltare è un gesto intenzionale. Non è un caso che tutti conosciamo il detto “non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire”. E’ compito del musicoterapeuta sapersi servire di ritmi, suoni, melodie, giochi polifonici o armonici in modo creativo, adeguato alla gestualità, alla voce, al comportamento di ogni singola persona. Questo può aprire le porte all’ascolto anche in chi sembra impossibilitato, disinteressato, occupato in altri pensieri. Occorre fare un passo verso l’apprezzamento del termine “ascolto” che, attraverso le esperienze decennali in musicoterapia, non riguarda soltanto l’udito (apparato uditivo) ma coinvolge il corpo nella sua interezza, il “Corpo Vibrante” attraverso la Risonanza presente in ogni momento e in ogni luogo.

“Silenzio / Suono / Silenzio” Il RITMO

Ritmo, nell’antica Grecia, indicava flusso, scorrere, ritorno. Al tempo di Platone ritmo era così descritto: suoni o sillabe in ordine matematico . Pochissime parole sintetizzano ciò che unisce fra Arti e Linguaggi. L’ordine è il principio fondante. L’apprezzamento della definizione del ritmo nell’antica cultura Greca può avvenire se sappiamo osservare, ascoltare, connettere Arti e Linguaggi. Siamo lontani dal modo comune di intendere l’interdisciplinarietà. E’ necessario scovare quello che si nasconde dentro ai suoni, ai gesti, al farsi della voce, per trovare le Arti e i Linguaggi a partire dalle origini.
La capacità di osservare si sviluppa attraverso la pratica dell’osservazione. E’ importante non fermarsi alle apparenze. Lo studio dovrebbe essere qualcosa che, sulla base delle esperienze, passa all’elaborazione, all’astrazione, ai concetti, agli apprendimenti. Per proseguire su questa strada è opportuno non dare nulla per scontato, non appellarsi o appoggiarsi a consuetudini, a prassi comuni, per interrogarsi, ascoltare l’altra persona, saper cogliere il valore delle differenze, soprattutto imparare a superare la logica del giudizio (epoché fenomenologica) [1].
Il suono è un fenomeno complesso. Quando noi crediamo di percepire un suono, in realtà percepiamo la risultanza, nella simultaneità, della frequenza fondamentale con le formanti armoniche.
La consuetudine ci ha abituati a credere che si ascolta soltanto con le orecchie. Il “Corpo Vibrante” risuona nel ricevere e produrre onde sonore; è il protagonista dell’ascolto.
La voce di ciascuno di noi è caratterizzata dai suoi armonici. L’inconfondibile timbro vocale di ciascuno di noi, si forma all’interno delle cavità risonanti, nell’originalità di ogni corpo. La voce è corpo, aria inspirata ed espirata che preme verso l’esterno. La voce danza nelle diverse cavità del nostro corpo formando gli armonici. Le emozioni sono in grado di modificare il respiro, pertanto la voce.
Per comprendere che cosa è il suono, è opportuno metterlo a confronto con il suo contrario.

Il silenzio interrompe il suono. / Il suono interrompe il silenzio.

L’alternarsi “silenzio - suono – silenzio” è ciò che chiamiamo ritmo. Se il suono non fosse interrotto dal silenzio non ci sarebbe l’attesa del suo ritorno.
Sulla Terra non può esserci il silenzio assoluto.
La campanella sottovuoto di Hawksbee [2] ha dimostrato che la trasmissione delle onde sonore avviene in presenza dell’aria. Suono è onda vibratoria che si espande nell’aria coinvolgendo tutto quello che incontra. Le onde sonore sono ciò che ci fa essere dentro al mondo, in ogni momento, perfino a nostra insaputa.
Ascoltare per conoscere il mondo è “essere nel mondo”.

(cfr. Giulia Cremaschi Trovesi “Musicoterapia, arte della comunicazione”)

Il Corpo Vibrante - La Risonanza
Le onde sonore avvolgono, coinvolgono, compenetrano tutto quello che incontrano, generando il fenomeno della risonanza. Il nostro corpo è “Corpo vibrante” [3], dall’inizio della vita, dal momento del concepimento. La ricezione delle onde sonore (percezione, ascolto) e la produzione (voce) dipendono dalla qualità della relazione che ciascuno di noi vive con il mondo esterno, con i propri simili, con se stesso.
Il corpo vibrante è, nel contempo, una “Partitura vivente”. [4]
Il musicoterapeuta, nel suo percorso formativo, impara a leggere la partitura vivente.
La risonanza, al pari della forza di gravità, ci coinvolge in ogni momento. Il “Corpo Vibrante”, come gli strumenti musicali, vibra nel ricevere e nel produrre suoni. La cosa è così spontanea da essere ritenuta ovvia, scontata, sottovalutata, perfino ignorata. Il musicoterapeuta si forma per imparare a cogliere quello che un corpo dice attraverso se stesso mediante il movimento, la gestualità, la qualità della voce.
(cfr. Giulia Cremaschi Trovesi “Il Corpo Vibrante”)

La Prima Orchestra

Il grembo materno è la “Prima Orchestra” che non può concedere un attimo di silenzio, per tutti i mesi della gestazione. La “Prima Orchestra” è il luogo dove la nuova vita sperimenta la regolarità ritmica del pulsare cardiaco della madre, l’alternarsi di timbri caratteristici che si formano all’interno del corpo, le melodie della voce materna. Il ritmo originario della Prima Orchestra è ciò che genera le prime memorie. Ritmo, accenti, timbri sonori viscerali, voce materna, sono il terreno sul quale ogni essere umano svilupperà le esperienze future. Al momento della nascita ogni essere umano sperimenta l’aria, mette in moto la respirazione, fa sentire la sua voce.

Imitazioni creative

L’essere umano, nell’arco dei millenni, ha imparato ad ascoltare, distinguere, ricordare, riconoscere per imitare e riprodurre, timbri, versi, suoni, rumori del mondo esterno. La motivazione è la più forte, quella che per noi esseri civili è difficile perfino da immaginare: la sopravvivenza. Le conoscenze che gli uomini acquisivano nel passaggio delle generazioni hanno provocato il farsi di abilità che hanno reso possibile la costruzione di utensili, di manufatti progettati e realizzati per migliorare la qualità della vita. Gli utensili del lavoro, quando sono utilizzati, spesso producono ritmi, suoni, rumori. Le competenze che gli esseri umani hanno sviluppato, in modo progressivo, sfociano anche nella costruzione di strumenti musicali, specifici per produrre ritmi e suoni.

La voce umana è in grado di imitare qualsiasi verso, timbro sonoro. Il processo dell’imitazione è oggi messo in luce, con importanza crescente, dalle neuroscienze. Il linguaggio parlato è scaturito dalle abilità che gli uomini hanno sviluppato nell’imitare suoni, voci, versi del mondo della natura. Il gioco dell’imitazione è nei ritmi, nelle danze, nei rituali, nel ripetersi dei ritornelli. La conferma proveniente dalle neuroscienze3 sottolinea ancora di più il valore dei fondamenti teorici della musicoterapia umanistica.
Il ritmo radicato nelle memorie della “Prima Orchestra”, porta in sé il principio del ripetersi, di qualcosa che, ritornando, fa sorgere sicurezze, punti di riferimento. Il concetto del ritorno è dentro al Ritmo. Le forme musicali sono radicate sull’imitazione. Il linguaggio verbale dipende dalle capacità imitative, dalla memoria, dall’attenzione.

(cfr. Giulia Cremaschi Trovesi “Il Grembo Materno, la Prima Orchestra”)

La Partitura Vivente

"Vedo qualcuno battere un piede rabbiosamente; mi viene in mente come io stessa ho battuto il piede con rabbia; nello stesso tempo mi si rappresenta la rabbia che mi aveva allora colto, per cui dico a me stessa: l’altro è ora arrabbiato come lo sono stata io" (E. Stein)

Ogni nostro movimento, gesto, produzione della voce, si realizza mentre il tempo passa. Tempo e Spazio non sono separabili. Ogni nostro movimento, gesto o suono della voce si svolge in un “prima e dopo”. Questo “prima e dopo” è ritmo. Ogni ritmo ha un ordine, chiamato tempo, e porta in sé una musica. Il musicoterapeuta ha il compito di trovare questa musica. Ogni persona è una Partitura Vivente.
La strada più diretta per rispecchiare, valorizzare un gesto, è il canto. Il musicoterapeuta può anche scegliere fra gli utensili della musica per coinvolgere, generare gioia partecipativa. Gli strumenti musicali sono i manufatti utili in musicoterapia. E’ indispensabile saperli utilizzare con arte, tecnica, abilità, consapevolezza delle proprie conoscenze, competenza nell’osservare la risposta dell’altra persona per creare un dialogo che può essere non verbale e/o verbale.

Quale musica improvvisare?

Pensiamo a due parole: musica e cibo. Tutte e due comprendono esempi pressoché infiniti. Musiche e cibi sono diversi nelle culture, nei periodi storici. Eppure tutte e due indicano qualcosa di inconfondibile e irrinunciabile. Il musicoterapeuta conosce stili, modi, generi, sistemi musicali che gli consentono di ritagliare una melodia, un gioco polifonico o armonico, sulla misura di ogni movimento, gesto, accenno vocalico. Il musicoterapeuta, in modo diretto e immediato, trova il ritmo e l’intonazione adeguati per far sorgere attenzione, interesse nell’altra persona, non importa se giovane o anziana, se colpita da disabilità, sindromi, disturbi, scolarizzata o ricoverata…

La bottega della musicoterapia

La bottega è il luogo e il tempo dove l’artigiano costruisce, prova, riprova, ricerca fino ad arrivare a trovare la forma, la funzione desiderata. Così accade per il minatore che lavora sulla pietra fino a quando trova il filone che cercava. All’interno della bottega di musicoterapia le persone presenti sono sempre più coinvolte alla ricerca di ciò che unisce. Alla ricerca di quel bello che deve scaturire da solo, in modo imprevedibile ma non imprevisto. I giochi sull’euritmia generano la fusione fra movimenti, gesti, ritmi ,melodie, armonie. Eufonia è la ricerca del suono che scaturisce dalla voce e si trasforma in quella intonazione bella che si stava cercando. Eutonia è il corpo che trova il suo equilibrio attraverso il suono, il movimento il gesto guidati da’’improvvisazione pianistica.

Ricercare - Lifelong learning

Il “Ricercare” in musica, è composizione strumentale affermatasi tra l’inizio del XVI sec. e la metà del XVII sec. indicante, in generale, brani in cui l’interesse del compositore è indirizzato allo sfruttamento di una determinata caratteristica tecnica, in particolare le possibilità manuali di uno strumento, oppure lo svolgimento di un’idea melodica in tutte le sue implicazioni contrappuntistiche.” [5]

Ascoltare una persona, accompagnarla e dialogare per guidarla nei suoi gesti, negli sguardi, per far sorgere in lei il desiderio di partecipare, di esserci, richiede al musicoterapeuta un’intensa attenzione / intenzione creativa. Un’attività musicale, già realizzata in precedenza con differenti persone o gruppi di persone, va rinnovata con un’altra persona o con un altro gruppo di persone.
L’aprirsi al linguaggio verbale da parte di un bambino, fa rivivere al musicoterapeuta l’emozione della scoperta di ogni vocale e consonante.
Il termine “Ricercare” indica un costante processo di rinnovamento. Il senso del “Ricercare” trova la sua collocazione nell’interrogarsi su quello che accade e nell’indagare i “perché” all’interno della musica. Il Corpo Vibrante è protagonista di quello che accade.
Il respiro, la qualità del respiro, ossia come un corpo prende dentro di sé l’aria e la trasforma in voce, suggerisce al musicoterapeuta come è bene che canti o che suoni, se è opportuno creare giochi polifonici con la voce o armonie con il pianoforte.

L’attuale termine lifelong learning (apprendimento lungo tutto l’arco della vita, cfr. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) [6] può indicare anche la capacità di essere in grado di intraprendere un lavoro nuovo, differente dal precedente.
Nel mondo delle Artiterapie, apprendimento lungo tutto l’arco della vita o formazione permanente è riferito ad un modo di procedere creativo che si rinnova attimo dopo attimo.
La pratica in musicoterapia umanistica è fondata sulla relazione interpersonale e ne valorizza ogni suo aspetto. Ciò che conta è il divenire reciproco, attraverso il dialogo. La relazione interpersonale si presenta in modi sempre differenti. La “sospensione del giudizio” (epokè) consente di vivere, attimo dopo attimo, creando la relazione che può essere dialogo, discussione, attesa, negazione, partecipazione, affermazione, permesso di esserci e di crescere [7]

I suoni formano le parole / le parole non spiegano i suoni.

Tutti sappiamo che le parole sono formate da consonanti e vocali. Sappiamo anche che la lingua che parliamo proviene da “lingue morte”. Sono veramente “morte” le lingue che non si parlano più? Se ci pensiamo, possiamo considerare che moltissime parole attuali conservano le tracce o le radici di lingue precedenti.
Questo principio, secondo i fondamenti teorici della musicoterapia umanistica A.P.M.M. [8], è ricco di significato. In base a questo assioma ogni nostra parola scaturisce da una storia che si perde nella notte dei tempi. Canto e parola non possono essere separati. Ogni parola ha valore linguistico perché il suo significato è dentro ai timbri sonori, melodia, ritmo, accento che la compongono. Ogni parola è riconoscibile per la sua metrica (ritmo/accento) che determina la melodia, la cantabilità della parola stessa. Modificare l’accento, in una parola, a maggior motivo frantumarla in piccoli pezzetti, vuol dire renderla irriconoscibile, perfino ridicola. Le voci dei doppiatori Alberto Sordi e Mauro Zambuto hanno enfatizzato questo aspetto linguistico aumentando il successo delle comiche di Stanlio e Ollio [9].
(cfr. Giulia Cremaschi Trovesi “Dal suono alla parola; dal suono alla musica” I e II vol. Ed. Juvenilia Bergamo 1987 cap.5)

L’incanto della parola

Senza il canto non può accadere un incantesimo. L’incantamento è cadere in potere del canto. Il fragore, la visione di una cascata, le goccioline che volano, l’arcobaleno, l’odore e l’umidità del bosco… possono creare un incantamento, ossia far stare la persona in silenzio, a contemplare.
Questo esempio nasconde in sé un principio. I processi percettivi sono complessi. La lingua latina, lungi dall’essere morta, ci dice che percepisco è per – capio, ossia prendo attraverso me stesso. La voce modula le vocali con la tensione della laringe, le diverse aperture della bocca, il vibrare del cavo orale, della gola, del petto, delle cavità nasali e frontali, l’espressione di chi ascolta. Basta una tensione troppo forte o troppo debole nel corpo perché il processo venga alterato o inibito. La parola nasce attraverso il dialogo, per il bisogno di condividere conoscenze, esperienze, emozioni. Per dialogare occorre porsi uno di fronte all’altro.
Ogni suono vocalico può intonare un canto. Questa possibilità non è consentita alle consonanti, che sono rumori (transitori d’attacco, per i musicisti), che hanno bisogno della vocale successiva per suonare (con - sonante).
L’incantamento avviene dentro alla magia musicale delle parole che si compongono attraverso i movimenti della bocca, della lingua, di tutto l’apparato fonatorio, motivati dalle emozioni (il Corpo Vibrante). Siamo davanti a processi di imitazione creativa consentita dall’attenzione, dall’intenzione comunicativa, dalla memoria, dal Corpo Vibrante che sa dosare la pressione del fiato nel farsi delle consonanti e vocali, dall’ascolto del dialogo.

(cfr. Giulia Cremaschi Trovesi, Mira Verdina, “L’incanto della parola” ed. Junior Bergamo 2000)

Dal suono al segno

Ogni suono vocalico o timbro consonantico sono contraddistinti da differenti segni dell’alfabeto.
Si tratta di codici convenzionali, di segni privi di senso?
Le Arti dimostrano che siamo di fronte a risultati dovuti a millenni e millenni di pratica artistica. Non possiamo parlare di musica se non pensiamo alle Muse. Musica significa arte delle Muse ed è rilevante l’importanza che gli antichi greci diedero a tale arte, arte delle arti7.
Il passaggio storico dal suono al segno è spiegabile attraverso la visione della musica come origine delle altre Arti. Il passaggio dal suono al segno si realizza attraverso tutte le Arti. Gli strumenti musicali idonei per questi passaggi sono quelli piccoli che si tengono fra le mani, che tutti ci divertiamo a scuotere, a far girare, a picchiettare, a chiamare “giochini”: gli strumenti idiofoni. Idiofono è connesso con idioma.

(cfr. Giulia Cremaschi Trovesi, Mira Verdina, prefazione: Carlo Sini “Dal suono al segno” ed. Junior 2000)

Epistemologia della musica

Epistemologia della musica è studio, è “ricercare” come le civiltà del passato sono passate dai ritmi, dai suoni ai segni. Ritorna il valore della forma musicale “Ricercare”.
Il processo che ha condotto dai suoni ai segni è dentro alla musica, ossia dentro all’uomo.
Edgar Willems [10] sosteneva che occorre cercare la musica dentro all’uomo prima che attorno all’uomo.
Con questa premessa il “Corpo Vibrante”, la “Partitura vivente”, “L’incanto della parola”, entrano in gioco, danzando fra loro. Il Corpo Vibrante rappresenta se stesso, i propri gesti, le proprie azioni. Così possiamo godere delle scritture create dalle civiltà del passato. In ordine di tempo troviamo:
• i numeri (risalenti a 20.000 - 30.000 anni fa),
• le parole (l’alfabeto ha circa 2.500 anni),
• la notazione musicale (i primi segni risalgono al IX sec. d. C., la notazione completa tuttora in uso ha poco più di 500 anni).

Pedagogia musicale A.P.M.M.

In questo momento storico si sta evidenziando l’emergenza di bambini ai quali vengono attribuiti DSA, ADHD, BES, DOP… E’ in costante aumento il numero di bambini con difficoltà di relazione, comportamento, apprendimento.
La musica potrebbe essere utile per questi giovani scolari e per i loro compagni?
La Pedagogia Musicale APMM ha fatto tesoro degli insegnamenti dei grandi pedagogisti e pedagogisti della musica, del secolo scorso. Vanno citati: E. J. Dalcroze, L. Bassi, M. Montessori, C. Orff, Z. Kodaly, L. Rinderer, J. Ward, E. Willems. Tutti sono concordi nel sostenere che la pratica musicale, soprattutto se condotta con criteri pedagogici, è utile per tutti i bambini.
Oggi, questo principio, sembra dimenticato.
Troppo spesso si confonde la pedagogia musicale con invenzioni e creazioni sonore a scopo ludico-addestrativo che, nell’intenzione degli autori, possano facilitare l’insegnamento della lettura e scrittura musicale. Come per la lingua parlata e per l’aritmetica e la matematica, gli insegnamenti e apprendimenti non possono essere camuffati “sotto forma” di gioco ma esigono procedimenti seri, adeguati ai criteri di apprendimento dell’infanzia9.
Non c’è nulla di facile nei processi di apprendimento. Ogni apprendimento avviene perché c’è interesse, partecipazione intenzionale, memoria, chiarezza nel percepire, nello sperimentare. Condurre gli alunni dall’esperienza concreta all’astrazione, per ogni materia di studio è sempre stato e sarà sempre impegnativo.
Non è un caso che la notazione musicale ha soltanto pochi secoli di vita. Giungere all’astrazione ha richiesto tempo, molto tempo.
Giungere all’astrazione, nella storia dell’umanità, ossia conquistare la scrittura e la lettura, è stato un processo che ha riguardato tutte le Arti.

(cfr. Giulia Cremaschi Trovesi “Musica nella scuola” ed. Juvenilia, Bergamo 1979)

Leggere, scrivere, far di conto

Il gioco dell’imitazione è nel linguaggio verbale.
I procedimenti che conducono le popolazioni dell’antichità alla conquista della scrittura passano attraverso le arti, prima fra tutte la musica.
Il ritmo è all’origine dell’ordine della numerazione.
Il Corpo Vibrante è il protagonista di questi percorsi.
Il Corpo Vibrante è il percorso che ha portato alla numerazione, all’alfabeto, alla notazione musicale.

(cfr. Giulia Cremaschi Trovesi “Leggere, scrivere, far di conto” Armando editore, Roma 2007)

Gesto, Comunicazione, Relazione Circolare

“La consapevolezza corporea è il concetto più concreto che consiste nella nostra padronanza del senso cinestesico del corpo, vale a dire la sensazione del movimento… Non ci rendiamo conto della quantità di cose che dobbiamo apprendere nel corso dell’infanzia, prima di riuscire a introiettare e mantenere dentro di noi il nostro sistema di riferimento, lo facciamo attraverso un insieme di immaginazioni e di ricordi fatti di sensazioni corporee”.
(Feldenkrais, “Il caso di Nora” Casa editrice Astrolabio pag. 46)

Il musicista, per suonare, forma un corpo / corpo con il suo strumento. Ogni movimento delle dita è consentito dalla coordinazione di tutto il corpo, teso nell’ascolto. Un solo movimento o un attimo di tranquillità, possono essere una conquista. La logica del giudizio (facile /difficile), potrebbe compromettere un solo gesto che avrebbe potuto essere l’inizio di altri gesti, di altri movimenti.
Durante gli incontri di musicoterapia i genitori sono quasi sempre presenti perché vivano, insieme al figlio, ciò che accade. Il vissuto condiviso favorisce la comprensione tra genitore e figlio, offre inoltre elementi importanti di conoscenza anche al musicoterapeuta.
Quando si rende necessario, per la severità (gravità) della situazione, gli incontri sono condotti da due professionisti che giocano professionalità differenti e congruenti. Il musicoterapeuta è affiancato dal professionista collaboratore, che ha competenze pedagogiche, psicomotorie oltre che musicali.
Il musicoterapeuta può favorire soltanto in parte il farsi spontaneo di movimenti, gesti, della persona con la quale interagisce. La forte sintonia d’intenti e la diversa modalità di coinvolgimento che musicoterapeuta e il professionista collaboratore possono utilizzare, rende gli incontri particolarmente incisivi, consentendo di raggiungere e toccare anche quelle situazioni che, per questioni fisiche e/o emotive relazionali, parrebbero irraggiungibili.
L’improvvisazione musicale trasforma un movimento, anche casuale, in danza, sostenendo e rendendo presente quanto accade tra il professionista collaboratore e la persona, che diviene protagonista dell’incontro. Ciò che accade genera il senso del “bello”. L’ascolto coinvolge più persone, favorendo un dialogo diretto che crea circolarità di attenzione e intenzione. L’improvvisazione musicale ha il ruolo di regia, del condurre una persona, non importa se bambino o adulto, a divenire consapevole dei propri movimenti, gesti, della propria intenzionalità

Note

[1cfr E. Husserl, Idee per una fenomenologia pura (I, sez. II, 1913).

[3“Le Corps Vibrant” (il corpo vibrante), Emanuelle Laborit, “Le cri de la mouette”, ed. Editions Lafonte, 2003, cap.4 pag.32.

[4“La psicologia fenomenologica della Stein la dice lunga su un dato di fatto che non possiamo dare per scontato: il nostro corpo, a cominciare dal nostro volto (sguardo, fronte, ecc.) è come una partitura vivente sulla quale sono scritte ben precise note musicali, che ella chiama “impronte del carattere”. Da Luigia di Pinto, “Metamorfosi e musica in fenomenologia”, ed. La Terza, 2002, pag. 20.

[5Fabrizio Della Seta, Ricercare in Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti (Deumm), Torino, Utet, Il lessico, IV, pp. 83-84

[7Giulia Cremaschi Trovesi “La partitura vivente”, Armando Editore, Roma 2014, pag.18

[10Pedagogista della musica