ENTE ACCREDITATO MIUR     AFFILIATO CNA
VERSIONE ACCESSIBILE
Home > Letture > Pubblicazioni > 2006, 26-27-28 ottobre - Giornate di Bergamo

2006, 26-27-28 ottobre - Giornate di Bergamo

Dopo Guyot

Le giornate di Bergamo, dove si sono svolti i laboratori di musicoterapia, sono state ricche di emozioni e di contenuti profondi, soprattutto dal punto di vista dell’integrazione fra le persone, bambini, ragazzi e adulti, ciascuno con le proprie caratteristiche.
Ciascun laboratorio effettuato ha evidenziato quanto siamo diversi fra noi e, soprattutto, come sia importante il rispetto fra gli individui.
La musica è stata veicolo di comunicazione comune per tutti i laboratori e si è notata la fondamentale importanza della sua funzione didattica educativa per ciascun essere umano.

Essa ci ha fatto comprendere il rispetto, l’ascolto, la gioia, lo stare insieme in armonia ma anche la condivisione della sofferenza o della fatica dell’altro e la capacità di saper aspettare il nostro prossimo.

Musica come ascolto:
esistono tanti modi di ascoltare, ma tutte le modalità d’ascolto che pratichiamo ci fanno comprendere l’esistenza di noi stessi.
L’ascolto è l’essenza della nostra realizzazione, è la messa in atto di tutte le componenti di cui siamo costituiti e la musica ci guida alla comprensione di queste.
Infatti non si ascolta solo con le orecchie, ma anche con gli occhi, col corpo, col tatto, con la testa, ogni nostra parte è coinvolta.
Osservare con gli occhi per compiere un gesto musicale ha fatto sì che fossero coinvolti ragazzi che generalmente vengono esclusi da determinate attività per alcune loro caratteristiche fisiche.
Ma quale gioia la musica recava loro! Ed erano, essi, in grado di stare attenti al gesto che veniva chiesto loro di compiere, in armonia con tutti.
La musica ha provocato dei cambiamenti, sia nei ragazzi disabili, sia nei ragazzi stagisti, recando in tutti una crescita del livello di attenzione e una maggiore consapevolezza dello stare insieme, dell’ascoltarsi e una cosciente capacità di autocontrollo.
Abbiamo notato tutti che c’erano ragazzi che tendevano a mettersi in mostra disturbando con i loro interventi a voce alta, ma nel giro do poco tempo avevano già diminuito il volume della voce e i loro interventi si erano già diradati molto.
Musica come osservazione e ascolto di regole, capacità di appropriarsene per saper gestire il proprio corpo, il proprio pensiero e sapersi divertire all’interno di esse.
Dirigere un movimento del corpo per obbedire ad un gesto musicale del direttore e riuscire a comprendere come funziona l’insieme ha contribuito a mettere insieme una piccola orchestra di percussioni in cui ragazzi disabili e normali erano trattati sullo stesso piano.

Musica come mezzo di sovversione delle regole!
Ragazzi disabili, che sono benissimo in grado di commuovere, di straordinaria fantasia, di coraggio e vogliosi di trasmettere gioia con la musica.

Disabili che riescono a far valere le loro intenzioni con un gesto musicale, non solo per comandare ma anche per sorridere e divertirsi. Essi sconvolgono il pensiero dei "normali" perché non ci rendiamo conto delle potenzialità umane e della bellezza di un semplice gesto.
Chi si sarebbe aspettato da Raffaele Saggese, ragazzo con sindrome di Down, un concerto di sax tenore, con brani che richiedono una precisione ritmica molto rigorosa e arrangiati su basi ricche di contrattempi? Oltretutto Raffaele aveva anche un suono molto pastoso ed una emissione di fiato da far concorrenza ad un maratoneta!

Musica come rispetto:
significa piena fiducia e massimo ascolto in chi ti sta di fronte!
Forse è stata la parte più toccante del laboratorio di musicoterapia perché ha coinvolto le nostre parti più profonde.
In particolare, il gesto di una persona "diversa" ha un senso molto ricco di significato, perché si vede di meno ma è portatore di tante sfumature di pensiero che non siamo abituati a cogliere nella nostra gestualità quotidiana.
Queste persone non hanno bisogno di farsi sentire, perché suonano con il corpo, con gli occhi, col sorriso con un semplice gesto che spesso noi trascuriamo perché non notiamo.
L’assenza di movimento, o di reazione corporea, in queste persone, non significa mancanza di gioia e poca voglia di partecipare, ma mette alla prova la nostra capacità di saper osservare, ascoltare e comprendere la loro sfera umana.
Il laboratorio che abbiamo effettuato coi ragazzi disabili mi ha insegnato che non si tratta solamente di ripetere i loro gesti cogli strumenti, ma di capire quei movimenti così lievi, osservare le loro intenzioni per ascoltare il loro volere e pensiero.
La musica era il loro pensiero che veniva interpretato da noi, che cercavamo di ascoltarli.
Un altro aspetto che mi ha colpito è quello di non affrettare le nostre conclusioni, perché questi ragazzi sono in grado di ribaltare il nostro modo di vedere, perché non li conosciamo e quindi dobbiamo avvicinarci a loro con molta umiltà e fiducia.
Durante il laboratorio, ad un’apparente indifferenza da parte di un ragazzo disabile si è verificata invece una sua partecipazione emotiva molto grande, perché al cessare dell’attività musicale egli gesticolava per segnalare che non voleva smettere.
Ci vuole molta esperienza di osservazione e pratica musicale per giungere ai livelli di comunicazione espressi durante il laboratorio di musicoterapia di Bergamo.
Occorre molta competenza musicale e capacità di interpretazione perché ogni gesto sonoro dia un senso al movimento compiuto dal paziente. La musica dona colore alla vita contribuendo all’espressione delle nostre emozioni. Per questo un musicoterapeuti deve sapere cosa compie con un gesto musicale per saper osservare, accogliere e guidare con la musica.

Musica per suonare insieme:
Vorrei descrivere la mia esperienza personale nei vari momenti in cui sono stato coinvolto come musicista-pianista sordo.
Quando ho suonato a quattro mani con Giulia le parti del Peer Gynt di Grieg ho sentito che si era creata una specie di magia.

L’attacco del brano, il suono che usciva, l’espressione della musica, mi hanno fatto comprendere che le cose stavano andando per il verso giusto.
Quando suonavo ero avvolto in un vortice sonoro, comprendevo che il mio corpo recepiva i suoni dalle mani e dai piedi per passare attraverso il torace, le braccia e nello stesso tempo ero investito dai suoni che uscivano dalla cordiera del pianoforte a mezzacoda. Il mio corpo era coinvolto in una specie di danza in armonia con il movimento musicale dei brani.
La gioia che avevo in corpo era grande e ciò mi ha permesso di suonare con vitalità e soprattutto di ascoltare meglio la musica. Non mi sentivo menomato perché sordo, anzi, mi sono reso conto di essere stato una unità corporea-spirituale, perché il mio corpo ha funzionato in modo molto efficiente come cassa di risonanza per generare in me un piacere e una gioia profonda.
Convibravo con lo strumento e con la magia che si era creata!

Il brano di Schubert è stato significativo perché mi ha completato sia musicalmente, sia trasversalmente, ed ho fatto esperienza di guida musicale, di ascolto e di empatia sonora. Decisione e precisione ritmica, espressione musicale si possono riportare anche a livello metaforico nei rapporti umani.

Il suono del violoncello apparteneva anche a me, poiché lo sentivo nel mio petto e risuonava perfettamente con il mio canto interiore.
Mentre accompagnavo al pianoforte cantavo dentro di me la parte del violoncello, rendendomi conto dei suoi respiri, delle sue appoggiature, dei suoi echi sonori e dei contrasti.
Decisione nel tenere il tempo, significa saper portare avanti un progetto tenendo un certo ordine ma sapendo ascoltare e osservare anche gli altri.
L’osservare i gesti musicali dell’altro aiutano a creare una migliore comprensione dell’espressione e del tempo musicale, un gioco di partecipazione e di complicità con l’altro.

Con l’esecuzione della mia composizione sono entrate in gioco tutte le componenti descritte sopra, in modo molto più accentuate.
Ascoltare se al movimento delle braccia corrispondeva una certa vibrazione del suono e, allo stesso tempo, una percezione corporea, stare attento al tipo di tocco e alla regolarità di tatto-tasto-suono, suscitare sorpresa, meraviglia e stupore, corrispondenza fra realizzazione sonora e pensiero mentale-musicale, rendere partecipi e vivi gli altri delle mie emozioni ma anche far sorgere in chi mi ascoltava un proprio modo di ascoltare, spero il più completo possibile!

Daniele Gambini