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2005 "IL CANTO ORIGINARIO"...che cosa faremo dopo il Congresso svoltosi in Sicilia nei giorni 10-12 novembre u.s.?

"Il Canto Originario"

…che cosa faremo dopo il Congresso svoltosi in Sicilia nei giorni 10-12 novembre u.s.?

I lavori congressuali sono stati densi di contenuti, di documentazioni, di dialogo, di esperienze.

Era quello che volevamo.

Con uno sguardo a posteriori possiamo affermare che siamo andati ben oltre le nostre aspettative.

I formatori "storici" della F.I.M.: Giulia Cremaschi Trovesi (musicoterapia umanistica), Mauro Scardovelli (PNL Umanistica Integrata, Simona Colpani ("Relazione Circolare" la corporeità in musicoterapia umanistica e nei casi gravissimi) hanno lavorato insieme.

Intendere il corpo come "Corpo Vibrante" ridà all’essere umano la sua musicalità, perché la musica è "dentro ed attorno" a noi, fa parte delle nostre cellule. La "Prima Orchestra" (il grembo materno) è il tempo ed il luogo del nostro esistere e sperimentare sul quale si innesteranno gli apprendimenti futuri.

Siamo pertanto al…dopo il secondo congresso della F.I.M. Qualcuno fra i soci F.I.M. si è già offerto per organizzare il terzo congresso. Siamo musicisti…andiamo al tempo, stiamo attenti ai rallentamenti ed alle accelerazioni! Teniamo la proposta per il momento giusto.

I docenti stranieri, rappresentanti della federazione europea e di quella mondiale si sono accorti che in Italia c’è stata, finora, una musicoterapia ufficiale affidata ai rappresentanti italiani all’estero e…una musicoterapia fervente di esperienze, studi, formazione, alla quale non era permesso di presentarsi ufficialmente. Tutto questo appartiene al passato. La storia va avanti.

La storia della musicoterapia in Italia passa attraverso l’incontro di Bologna svoltosi in settembre. I parametri stabiliti dalla federazsione europea parlano chiaro.

- La preparazione e formazione musicale in musicoterapia è fondamentale.
- Gli studi sono di livello alto, post universitario (i conservatori di musica diventano università).
- La musicoterapia non è psicoterapia.
- La musicoterapia è molto efficace. (v. incontro di Bologna, settembre 2005)

I termini "Musicoterapia Umanistica", modello A.P.M.M., portano l’attenzione verso i fondamenti epistemologici. Studiare diventa anche porsi delle domande. Attraverso l’agire in musicoterapia, ossia compiere esperienze, avviene qualcosa di nuovo, qualcosa per la quale occorre interrogarsi. I film sono utili per l’analisi. Attraverso l’analisi ci si chiede:
"Che cosa c’è "dentro" a questa esperienza?"
"Che "senso" ha quello che si sta facendo?"

L’interrogarsi sul senso e la ricerca di questo "dentro" conduce in profondità verso l’origine degli eventi.

Come nasce la parola?
Perché un bambino con ritardo di linguaggio a volte utilizza più le vocali che le consonanti?
Perché una persona con disturbi di linguaggio pronuncia certe parole con un tono della voce ed altre con un altro tono?
Come l’ordine interno all’uomo diventa numero?
Come intervenire con i bambini comunemente definiti dislessici o discalculici (non imparano a mettere i numeri in colonna, non riescono nei calcoli, non imparano le tabelline ecc…)?
Perché si scrive con certi segni e non con altri?

Porsi delle domande significa vivere le esperienze apprenzando il divenire implicito nella temporalità che è specifica della musica.
Ogni gesto porta in sé i gesti che verranno; ogni respiro favorisce una parola, una frase per andare oltre; è l’"ancora" del bambino che vuole crescere ed imparare.
Ormai sono superate le critiche del passato che vedevano la musicoterapia come pura relazione; alla luce dei lavori, ricchi per varietà nelle casistiche e per per i follow up negli anni, è evidente che attraverso la relazione interpersonale, favorita dall’improvvisazione musicale, nasce qualcosa di nuovo. La persona di cui il musicoterapeuta si prende cura, prende a fa suo questo qualcosa di nuovo, attraverso le sue emozioni. Ormai è caduta la critica sul fatto che, in ogni momento in musicoterapia c’è un apprendere. I fondamenti epistemologici dimostrano che apprendere significa essere uomo nel mondo. Non ha più motivo di essere anche la critica sulla presenza dei genitori in musicoterapia (dove e quando è opportuno o possibile). I genitori, con le loro ansie, le loro aspettative, i loro dubbi, le tensioni, perfino le contraddizioni che si generano fra i programmi rieducativi o riabilitativi ed un persorso in musicoterapia, in realtà sono fonte di risorse.

Le persone presenti al congresso, hanno toccato con mano che questo accade a partire dal bambino prenatale, al bambino di pochi mesi e, via via, fino alla persona di novant’anni.

Agire in musicoterapia significa valorizzare ciò che è già accaduto all’interno del grembo materno, con il suo ordine orchestrale, perché gli eventi continuino a rinnovarsi secondo le caratteristiche di ogni persona.

Che cosa ci aspetta? Il divenire, l’andare verso…, il procedere nella formazione per attingere, nei momenti di difficoltà, a quelle risorse interne che, senza le difficoltà, non conosceremmo mai.